L'8 settembre 2025 Ombra del Portico andava online. Dodici mesi dopo, qualche numero, qualche cosa che ho imparato e un grazie a chi mi ha dato una mano.
Un anno fa ho premuto un pulsante. Non era un pulsante metaforico: era il tasto "approva" della prima bozza che il sistema mi aveva messo davanti, una notizia del Comune riscritta e messa in ordine. Da allora quel tasto l'ho premuto altre 4.620 volte. E l'ho lasciato stare molte di più.
Ombra del Portico non è nato per fare il giornale senza giornalisti. È nato da una domanda che mi girava in testa da tempo, da informatico che legge i giornali: chi fa informazione locale oggi deve pubblicare una quantità di contenuti che nessuna redazione, con le persone che ha, può reggere. Non perché ci sia più da raccontare, ma perché gli algoritmi dei social e dei motori di ricerca premiano chi pubblica tanto e spesso, e puniscono chi si ferma. Il risultato lo vediamo tutti: comunicati copiati e incollati, eventi elencati senza una riga di contesto, cronisti che passano la giornata a riempire la pagina invece di uscire a vedere le cose. Volevo capire se quella parte del lavoro, quella ripetitiva, si poteva togliere di mezzo per restituire tempo a quella che conta. Il sito è il banco di prova. Un anno dopo posso dire che è ancora qui, che qualcuno lo legge, e che le domande sono diventate più interessanti delle risposte.
I numeri, per chi li vuole
In dodici mesi il sistema ha monitorato fonti pubbliche 24 ore su 24 (il Comune, le testate locali, l'ANSA, i comunicati che arrivano in redazione, le dirette dei consigli comunali su YouTube e tanti altri) e ha prodotto 16.631 bozze. Ne ho pubblicate 4.620, poco più di una su quattro. Le altre erano doppioni, notizie che non riguardavano davvero Carpi e le Terre d'Argine, o semplicemente pezzi che non mi convincevano. Pubblico una media di dodici articoli al giorno, tutti i giorni, festivi compresi.
Di cosa abbiamo parlato? Soprattutto di cultura ed eventi (1.718 articoli) e di attualità (1.474). Poi sport (574), politica (350, contando anche gli editoriali e le puntate de "L'Eco del Consiglio", i resoconti delle sedute del consiglio comunale che, ne sono abbastanza sicuro, quasi nessuno leggerebbe per intero in video), la rubrica "Cosa fare oggi" (277) e cronaca (217).
Dall'altra parte dello schermo ci siete stati voi: circa 112.000 pagine lette e, per quanto si possa stimare senza cookie e senza tracciamenti, intorno a 44.000 lettori nell'arco dell'anno. I giorni con più gente sono stati il 6 e il 7 maggio, quando in poche ore sono uscite la notizia di un blitz anticrimine in centro e quella di Liu Jo che sposta il cuore a Milano. Non a caso sono i due articoli più letti dell'anno, seguiti dalla storia del professore che ha fermato l'attentatore di Modena e faceva tirocinio al Vallauri, dall'arrivo di Del Debbio a Carpi e dalla grandine del 2 giugno.
Da dove arrivate
La cosa che più mi ha sorpreso è quanto Carpi viva su Facebook. Metà delle visite al sito passa da lì: la pagina ha superato i 4.500 follower e in un anno i suoi post sono stati condivisi più di 9.000 volte e commentati oltre 1.200. Instagram è cresciuto più tardi, ma di colpo: in primavera ho aggiunto i reel, che hanno immediatamente ampliato il pubblico raggiunto di decine di migliaia di persone. Poi ci sono le persone che arrivano direttamente, che hanno il sito tra i preferiti, e gli iscritti alla newsletter, che sono pochi ma affezionati.
Google, invece, pesa pochissimo. È il dato che conferma il punto di partenza: un giornale locale nel 2026 non lo trovi cercando, lo incontri scorrendo. E per farsi incontrare bisogna esserci in continuazione. È esattamente la pressione che schiaccia le redazioni, ed è esattamente il lavoro che una macchina può fare al posto loro.
Cosa ha funzionato e cosa no
Ha funzionato l'idea di base. Le parti ripetitive del lavoro (leggere un comunicato, capire di cosa parla, verificare che i nomi e le date tornino, cercare quello che manca, scrivere un pezzo leggibile) si possono automatizzare senza che il risultato sia peggiore di molto di quello che si trova in giro. Il sistema ha imparato a scartare da solo le notizie false e a integrare le fonti troppo povere. Tutto questo costa pochi euro al giorno. Per una redazione vera vorrebbe dire una cosa sola: il comunicato dell'assessorato lo scrive la macchina in tre minuti, il pomeriggio il cronista lo passa in consiglio comunale o davanti alla fabbrica che chiude.
Ha funzionato meno l'idea che la velocità fosse un valore in sé. Il flusso è continuo, ma io no: ci sono giorni in cui le bozze si accumulano e le leggo la sera, e qualche notizia è uscita in ritardo. Ho scelto di tenere questo limite piuttosto che togliere il passaggio umano. Ogni articolo che avete letto l'ha letto prima qualcuno, e quel qualcuno risponde di quello che c'è scritto. Il sistema è costruito apposta per non poter pubblicare da solo, e non ho intenzione di cambiarlo: lo strumento propone, la persona decide, e qualche volta, preso da altro, ho commesso errori.
E poi c'è il discorso che non si può evitare: Ombra del Portico si nutre del lavoro di altri. Delle testate locali, dei cronisti, di chi manda i comunicati. Non fa inchieste sul campo e non fa interviste, salvo quando decido di farle io. È più una rassegna stampa intelligente che una redazione, e le fonti sono sempre citate e linkate. Ma proprio per questo il progetto ha senso solo se diventa quello che voleva essere: uno strumento nelle mani di chi l'informazione la produce davvero, non un sostituto. Il giorno in cui servisse a togliere un giornalista da una redazione invece che a restituirgli del tempo da utilizzare dove le sue competenze possono fare la differenza, avrebbe fallito.
Un grazie
Questo progetto l'ho costruito da solo, ma l'ho modificato nel tempo grazie a suggerimenti preziosi. Nel corso dell'anno ho avuto la fortuna di confrontarmi con persone che questo mestiere lo fanno o l'hanno fatto per una vita, e che hanno avuto la pazienza di spiegare a un informatico come funziona davvero una redazione, cosa non va toccato e dove invece la tecnologia può aiutare. Grazie, in ordine rigorosamente alfabetico, ad Annalisa Bonaretti, Maria Silvia Cabri, Florio Magnanini, Marcello Marchesini e Ruggero Po per le dritte, le critiche e le domande scomode. Le risposte che non ho ancora trovato sono colpa mia, non loro.
Il prossimo anno
Per crescere ho una lista di cose da sistemare. Vorrei che la newsletter diventasse un'abitudine per più persone, perché è l'unico canale che non dipende dall'umore di un algoritmo. Vorrei dare più spazio a chi vive qui e ha qualcosa da raccontare, e meno ai comunicati. E vorrei mettere questo strumento nelle mani di una redazione vera, per capire se quello che funziona per un sito e una persona funziona anche per un giornale e dieci.
Soprattutto vorrei continuare a fare la cosa che il nome del sito promette: stare all'ombra del portico, dove si passa per andare al lavoro o al mercato, e raccontare quello che succede a chi ci passa. Grazie a chi ha letto, a chi ha condiviso, a chi ha scritto per segnalare un errore o una notizia. Il tasto "approva" è ancora lì. Si ricomincia questa stessa mattina.
Sven Rinaldi