Venerdì sera al Teatro Storchi di Modena andrà in scena una storia di riscatto che odora di vetro fuso e parole sussurrate tra i turni di fabbrica. "Il vero e il vetro" chiude la stagione 2025/26 di Ars Poetica, rassegna di Emilia Romagna Teatro ERT, con un omaggio a Nella Nobili, figura straordinaria quanto dimenticata del Novecento italiano.
Una vita tra fornaci e versi
Nata a Bologna il 6 gennaio 1926 da una famiglia di umili origini - padre muratore emigrato in Algeria, madre sarta - Nella Nobili incarnò una delle storie più autentiche della letteratura italiana. A soli dodici anni iniziò a lavorare in un laboratorio di ceramica, poi come soffiatrice di vetro in una fabbrica di medicinali in via Zamboni. Turni di dieci-dodici ore tra calore infernale, fumi di monossido di carbonio e polveri tossiche che alla fine le costarono la vita. Ma nelle pause notturne, mentre i macchinari si raffreddavano, Nella studiava da autodidatta. Arrivò perfino a imparare il tedesco per leggere Rilke in lingua originale. I primi versi nascevano così, tra la fatica del vetro e la fame di bellezza.
Da Bologna a Parigi, sempre "poetessa operaia"
Le ricerche biografiche confermano che Nella Nobili frequentò gli ambienti artistici bolognesi del dopoguerra, incontrando Giorgio Morandi (cui dedicò la poesia "Paesaggio 1926") e il pittore Aldo Borgonzoni. Nel celebre Caffè Zanarini di piazza Galvani conobbe persino un giovane Enrico Berlinguer. Nel 1949 si trasferì a Roma, dove Tosi & Danzi pubblicarono la sua unica raccolta italiana "Poesie". Ma l'etichetta di "poetessa operaia" la seguì come un'ombra: al tempo stesso riconoscimento e gabbia. Maria Bellonci, la "sultana delle lettere" romane, la esibiva come "un piccolo fenomeno da baraccone vestito da poetessa". Trasferitasi in Francia, Nella continuò a alternare lavoro in fabbrica e scrittura, trovando nell'ultima compagna Edith Zha anche una collaboratrice intellettuale. Insieme firmarono nel 1979 il libro-inchiesta "Les femmes et l'amour homosexuel".
Lo spettacolo che restituisce una voce
Donatella Allegro, attrice e regista che ha già curato l'edizione di "Bloc notes Parigi 1953" di Nella Nobili (Somara! edizioni, 2026), porta in scena un monologo che privilegia i testi originali della poetessa. Le musiche di Daniele Branchini accompagnano una drammaturgia essenziale, che vuole restituire "il linguaggio diretto e necessario" di una donna che scelse di essere "semplicemente e radicalmente poeta". La malattia causata dalle sostanze tossiche inalate in fabbrica portò Nella Nobili al suicidio nel 1985. La sua scrittura, "limpida e profondissima", resta una testimonianza rara di come si possa essere artisti senza tradire le proprie radici.
Informazioni pratiche
"Il vero e il vetro" va in scena venerdì 10 aprile alle ore 20.30 al Ridotto del Teatro Storchi di Modena. Lo spettacolo rappresenta il primo studio teatrale dedicato alla figura di Nella Nobili e si configura come anteprima di un progetto più ampio volto a riscoprire questa voce unica del Novecento. Per una volta, la poesia operaia non sarà più relegata ai margini del canone letterario, ma illuminata dai riflettori che merita. Un'occasione preziosa per Modena e per tutti coloro che credono che l'arte più autentica nasca spesso nei luoghi più umili.