Da Carpi alla Biennale di Venezia: Andrea Saltini porta Amleto nel teatro di Novi


Da Carpi alla Biennale di Venezia: Andrea Saltini porta Amleto nel teatro di Novi

Nel silenzio del Teatro Sociale di Novi di Modena, tra le decorazioni Art Nouveau e le logge a ferro di cavallo, sta per prendere forma un mondo fatto di malinconia e archetipi umani. È qui che il 14 febbraio Andrea Saltini inaugurerà “Hamlet Suite”, una mostra a cura di Anna Vittoria Zuliani, che racconta la commedia umana attraverso gli occhi del principe di Danimarca.

Quando l'arte incontra il teatro

«A frugare senza alcun metodo nella biblioteca di Amleto si rischia di fare la fine di Ofelia, gonfia d’acqua come un otre», racconta Saltini con la passione di chi ha vissuto il palcoscenico prima di approdare alla pittura. Nato a Carpi nel 1974, l’artista ha costruito il proprio percorso sull’intreccio tra performance e arti visive, un’evoluzione naturale che lo ha portato dalla 55ª Biennale di Venezia (2013) a mostre ed eventi internazionali.

La scelta del Teatro Sociale per questa mostra non è casuale. L’edificio, costruito tra il 1923 e il 1926 su progetto dell’architetto Pietro Pivi, diventa il palcoscenico ideale per un artista che nel 1999 ha fondato il Gruppo Kobaiashy, collettivo con cui per oltre un decennio ha diretto performance e Tanztheater, collaborando anche con il Festivalfilosofia di Modena, Carpi e Sassuolo.

Dieci dipinti e quattro archetipi

“Hamlet Suite” comprende dieci opere inedite di medie e grandi dimensioni, realizzate tra il 2024 e il 2025. La vera novità della mostra sono però le quattro sculture dedicate a Ofelia, Yorik, Rosencranz e Guildenstern: è la prima volta che Saltini espone opere scultoree nel suo percorso artistico.

«Le mie sculture sono archetipi, non ritratti», spiega l’artista. «Rappresentano l’ambivalenza della nostra posizione nel mondo: mostruosa e bella, forte e vulnerabile». Si tratta di calchi realizzati da stampi in poliuretano e silicone, completati attraverso l’assemblaggio di objets trouvés e materiali non convenzionali: resina, legno, ferro, plastica, stoffe, piume. Elementi eterogenei che danno corpo fisico ai tormenti shakespeariani.

Dal palcoscenico alle arti visive

Il percorso di Saltini è costellato di riconoscimenti internazionali: dall’RSA Open Prize della Royal Scottish Academy di Edimburgo al BBA Artist Prize di Berlino, fino alle performance selezionate al Festival di Santarcangelo e al Festival dei Due Mondi di Spoleto. Un curriculum che testimonia una ricerca capace di attraversare confini geografici e linguistici.

«Quegli squilibri, quella depressione da cui lo sventurato principe Amleto sembra affetto, lo rendono un personaggio eterno», riflette Saltini. «Sembra vedersi vivere, come se la sua vita fosse l’oggetto di una rappresentazione». È proprio questa visione della vita come teatro a caratterizzare il suo approccio artistico: «l’uomo ha inventato il teatro come strumento fondamentale per interpretare la realtà», dalle serie pittoriche che l’hanno fatto conoscere al grande pubblico, “Volare via dal mondo” e “I capelli di Maria Antonietta”, fino a questa nuova interpretazione di Amleto.

Un San Valentino d’arte

L’inaugurazione del 14 febbraio non è una coincidenza romantica, ma un omaggio alla complessità dell’amore tragico che permea l’opera shakespeariana. Nel Teatro Sociale, ancora in fase di restauro dopo i lavori iniziati nel 2023, le opere di Saltini trovano una dimora temporanea ma simbolicamente perfetta.

Per seguire il percorso artistico di Andrea Saltini e i suoi prossimi progetti, è possibile visitare la sua pagina Facebook, dove condivide il lavoro di un artista che ha fatto dell’intreccio tra vita e rappresentazione la propria cifra distintiva.

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