Quando si dice che il calcio sa essere romantico.
Filippo Puletto è tornato al
Cabassi, questa volta per restare davvero. Il giovane centrocampista classe 2004, che aveva lasciato Carpi la scorsa estate dopo una stagione da protagonista, ha firmato un contratto fino al 30 giugno 2027 con opzione per un altro anno.
Un ritorno che sa di riscatto
La storia di
Puletto negli ultimi mesi assomiglia a quelle favole moderne dove l'erba del vicino non sempre è più verde. Dopo lo svincolo dalla
Spal - conseguenza del fallimento degli estensi - il trequartista aveva scelto la
Pianese per rilanciarsi. Ma la Toscana si è rivelata una tappa amara: appena due presenze da titolare in un ruolo non suo (seconda punta), zero gol, zero assist e la frustrazione di guardare troppo spesso la partita dalla panchina. Centosettantatré minuti giocati in sei mesi raccontano di un'esperienza che non ha mai davvero decollato. E così, quando il
Carpi ha bussato alla sua porta,
Puletto non ci ha pensato due volte.
Le parole del cuore
«L'anno scorso ho trovato qua a Carpi un gruppo molto coeso, una società sana con principi etici giusti», ha dichiarato il giocatore al suo ritorno. Parole che suonano come una carezza per una piazza che non aveva mai dimenticato i suoi 3 gol e l'assist della scorsa stagione, quando in 31 presenze aveva mostrato tutto il suo talento.
Mister Cassani ritrova così un'opzione preziosa per centrocampo e trequarti, con il valore aggiunto dell'età: a 21 anni,
Puletto è ancora un under e questo aspetto non guasta mai nei meccanismi del calcio moderno.
Gli equilibri di squadra
Il ritorno del "figlio prodigo" non dovrebbe comportare rivoluzioni nell'organico biancorosso. Tuttavia, nell'aria aleggia la possibilità di una risoluzione anticipata del prestito di
Riccardo Forte, che in questi mesi ha faticato a ritagliarsi uno spazio nel progetto tecnico carpigiano. Per
Puletto, invece, si apre un nuovo capitolo della sua giovane carriera. Con la maglia biancorossa addosso e la voglia di dimostrare che l'esperienza toscana è stata solo una parentesi di crescita. Perché, come insegna il calcio più bello, a volte tornare indietro significa in realtà andare avanti.