Non c'è retorica che tenga di fronte ai freddi numeri di un bollettino dei Carabinieri.
Campogalliano, piccolo comune della nostra provincia, è stato teatro negli ultimi giorni del 2025 di una storia che conosciamo fin troppo bene: quella di una donna che ha trovato il coraggio di dire basta.
La cronaca di un incubo quotidiano
Il 22 dicembre, quando molti pensavano già alle feste, una donna ha varcato la soglia della Stazione dei Carabinieri per denunciare il convivente
44enne. L'aggressione della sera precedente, avvenuta davanti al figlio minorenne, aveva lasciato segni visibili: lesioni guaribili in sette giorni, recita il referto medico. Ma dietro quelle parole asettiche si nascondeva una verità molto più pesante. La vittima ha confessato agli investigatori di subire
minacce, percosse e maltrattamenti dal 2022. Tre anni di silenzio, tre anni di paura. Perché denunciare? Il timore delle ritorsioni aveva costruito una prigione invisibile attorno a lei e al bambino.
La giustizia che non dorme
L'efficienza della macchina giudiziaria, in questo caso, ha funzionato.
Due giorni dopo la denuncia, su richiesta della Procura di Modena, il Giudice per le Indagini Preliminari ha emesso nei confronti dell'uomo la misura cautelare di
allontanamento dalla casa familiare e
divieto di avvicinamento, con l'applicazione del braccialetto elettronico. Ma c'è chi non rispetta nemmeno i giudici.
Il 29 dicembre, nonostante il dispositivo di controllo, l'uomo si è avvicinato nuovamente all'abitazione della compagna. Una violazione documentata dai Carabinieri che ha portato a una nuova denuncia e, stavolta, agli
arresti domiciliari.
I numeri che fanno riflettere
Secondo l'ultimo rapporto dell'Osservatorio Regionale sulla Violenza di Genere dell'Emilia-Romagna, nel 2024 i casi di violenza domestica nella nostra regione hanno mostrato un trend preoccupante. Il braccialetto elettronico, introdotto per rafforzare le misure cautelari nei reati di violenza domestica, rappresenta uno strumento fondamentale ma non sempre infallibile, come dimostra questo episodio. La provincia di Modena, di cui Campogalliano fa parte, registra numeri significativi nell'ambito dei centri antiviolenza e delle misure di protezione. Eppure, ogni storia è unica, ogni donna che trova il coraggio di denunciare compie un atto rivoluzionario.
Il coraggio di una madre
Quello che colpisce in questa vicenda è la determinazione di una donna che, dopo anni di soprusi, ha scelto di proteggere se stessa e il proprio figlio.
Il bambino, presente durante l'aggressione, rappresenta spesso il motivo scatenante che spinge le madri a rompere il silenzio. Non per se stesse, ma per i propri figli. Il Comando provinciale dei Carabinieri sottolinea come l'attività dei militari abbia "garantito continuità nella tutela della vittima e un intervento rapido in ogni fase della vicenda". Parole che suonano come una promessa: nessuna donna è sola quando decide di dire basta.
Una riflessione necessaria
Mentre scriviamo queste righe, in questo primo giorno del 2026, viene spontaneo chiedersi quante altre donne nel nostro territorio stiano vivendo situazioni simili nel silenzio. Il caso di Campogalliano ci ricorda che la violenza domestica non conosce confini geografici né sociali: può annidarsi dietro la porta di casa del vicino, del collega, dell'amico. I Carabinieri hanno fatto il loro dovere con
competenza e professionalità. Ora tocca a tutti noi, come comunità, costruire una rete di protezione che non lasci indietro nessuno. Perché ogni donna che trova il coraggio di denunciare rende più forte tutta la società.