Una serata che ha saputo unire buona cucina e riflessioni profonde quella organizzata dal Lions Club Mirandola lo scorso 24 marzo. Nella sala conviviale della Polisportiva Quarantolese, tra il profumo del tradizionale riso alla pilotta e l'aroma delle costine di maiale preparate dai "risottari di Villimpenta", si è parlato di un tema che tocca da vicino ogni famiglia carpigiana: il rapporto sempre più problematico tra giovani e tecnologie digitali.
Il cervello adolescente: una macchina in trasformazione
Enzo Ragazzi, presidente del Lions Club Mirandola, ha introdotto una serata che si è rivelata illuminante quanto preoccupante. Ospite d'eccezione il dottor Thamianos Fanos, psichiatra allievo del celebre professor Vittorino Andreoli, che fino a poco tempo fa dirigeva il reparto di psichiatria dell'ospedale di Pieve di Coriano e oggi esercita la libera professione in provincia di Mantova. Il dottore, presentato dal socio Nunzio Borelli, ha dipinto un quadro che molti genitori riconosceranno: "Il cervello degli adolescenti - ha spiegato - è fondamentalmente diverso da quello degli adulti. Tra i 9 e i 15 anni avvengono trasformazioni cruciali che si completano solo più avanti nella vita".
Quando manca il freno inibitore
La chiave del problema sta in quello che Fanos ha definito il "freno inibitore". Gli adolescenti, preda di grandi emozioni e alla ricerca costante del piacere, non hanno ancora sviluppato quella parte del cervello che li "frena". Questo compito dovrebbe spettare alla famiglia, ma quando il controllo familiare manca, le conseguenze possono essere devastanti. "Se un giovane si avvicina alle droghe troppo presto - ha avvertito lo psichiatra - la parte inibitoria del suo cervello potrebbe non svilupparsi mai più, compromettendo per sempre il suo futuro".
Una memoria che cambia forma
Ma non sono solo le dipendenze il problema. Le nuove generazioni stanno sviluppando un tipo di memoria completamente diverso dal nostro. Mentre noi adulti ci siamo allenati a memorizzare numeri di telefono, date e definizioni (i taxisti di Londra rappresentano l'esempio perfetto di memoria sviluppata, dovendo ricordare migliaia di nomi di strade), i giovani d'oggi non memorizzano l'informazione ma dove trovarla. Passano da TikTok a WhatsApp, poi a Wikipedia e di nuovo alla musica in pochi secondi. Questo multitasking alimenta solo la memoria a breve termine, lasciando quella a lungo termine praticamente inutilizzata. Il risultato? Faticano a mantenere l'attenzione su un singolo compito per periodi prolungati e rischiano di non sviluppare mai un pensiero critico maturo.
Le nuove patologie dell'era digitale
Le conseguenze di questo nuovo modo di vivere la tecnologia sono sotto gli occhi di tutti: ansia, dipendenza, privazione del sonno, depressione e, nella forma più grave, il ritiro sociale completo. Particolarmente inquietante è il fenomeno degli Hikikomori, termine che indica i giovani giapponesi che si isolano completamente dal mondo fisico per vivere esclusivamente in quello digitale. In Giappone, secondo studi recenti, si stima che siano oltre un milione, spesso appartenenti a famiglie benestanti.
Una sessualità in continua evoluzione
Anche l'identità sessuale sta subendo trasformazioni profonde. Mentre le generazioni passate erano ancorate all'identità binaria tradizionale, i millennials e la generazione Alpha mostrano un approccio più fluido, sentendosi spesso entrambi i sessi, nessuno dei due, o qualcosa di intermedio.
Il compito che ci aspetta
La diagnosi del dottor Fanos è chiara e non lascia spazio a interpretazioni: le "patologie digitalmente correlate" stanno causando danni sempre più gravi ai nostri giovani. La depressione legata alle preoccupazioni per il futuro del pianeta, l'incertezza lavorativa e la costante esposizione a vite apparentemente perfette sui social media stanno alimentando un numero crescente di suicidi tra gli adolescenti. Ma non tutto è perduto. La serata del Lions Club ha lanciato un messaggio di responsabilità condivisa: spetta ora alle famiglie e all'intera società mettere in atto strategie concrete di prevenzione e protezione. Perché se è vero che il mondo digitale è ormai parte integrante delle nostre vite, è altrettanto vero che dobbiamo imparare a governarlo prima che sia lui a governare noi. Una riflessione che merita di accompagnarci ben oltre il sapore del riso alla pilotta gustato in quella serata di marzo.