Quando la paura diventa voglia di rinascita: i carpigiani si rimboccano le maniche


Quando la paura diventa voglia di rinascita: i carpigiani si rimboccano le maniche

Un episodio di violenza in via Duomo ha scatenato una reazione che nessuno si aspettava. Un ragazzino di quattordici anni, circondato insieme ai suoi amici da giovani aggressori in cerca di soldi, ha fatto nascere qualcosa che va ben oltre l'indignazione: il gruppo "Rivoglio la mia città", diventato poi associazione con oltre mille iscritti su Facebook.

La nascita di una comunità dall'insicurezza

Non è la solita storia di protesta che sboccia e poi appassisce. Alberto Setti, Massimo Gozzi e Roberta Fiocchi, i tre amministratori del gruppo, hanno trasformato la rabbia in progetto concreto. "Da cittadini, senza schermarci dietro posizioni politiche ideologiche", spiega Setti, l'obiettivo è chiaro: riappropriarsi degli spazi perduti del centro storico con idee moderne e innovative. Il ragionamento è tanto semplice quanto efficace: un centro più vissuto è un centro più sicuro. "Mancano luoghi di aggregazione moderni e multimediali che affascinano i giovani", osserva Setti. E i giovani, oggi, in piazza ci vanno sempre meno.

Idee ambiziose per riaccendere il centro

Le proposte dell'associazione non mancano certo di coraggio. La più suggestiva? Una cupola geodetica da installare in centro, uno spazio polifunzionale dove organizzare concerti, esibizioni, mostre notturne ed eventi multimediali. Un'idea che fa sorridere i più tradizionalisti ma che potrebbe davvero rivoluzionare l'approccio agli spazi pubblici. Più pragmatica, ma altrettanto interessante, l'idea dei QR Code nelle vie considerate meno sicure, per creare un perimetro digitale entro cui i ragazzi possano sentirsi protetti. "Bisogna animare la piazza di sera e di notte", conclude Setti, "perché quando viene buio e si svuota, così grande e deserta fa paura".

Il dialogo con le istituzioni

L'aspetto più maturo di questa iniziativa è il rapporto costruttivo che stanno mantenendo con l'amministrazione comunale. Un dialogo costante con l'assessora alla sicurezza Paola Poletti, le Forze dell'Ordine e associazioni come Carpi Lab, che si farà portavoce dei progetti presso il Comune. "Tra i membri del gruppo ci sono anche professionisti, come avvocati, che stanno studiando gli aspetti legali dei nostri progetti", precisa Setti. Perché una cosa è sognare, un'altra è rendere i sogni realizzabili.

L'appuntamento con CarpInFiore

Il primo test pubblico arriva questo weekend, l'11 e 12 aprile, con il presidio alla catena di via Paolo Guaitoli in concomitanza con CarpInFiore. Un'occasione per presentare il progetto "La mia città" a chi è interessato, ma anche per misurare il polso della cittadinanza. Il 14 aprile, poi, l'associazione parteciperà all'incontro "Cittadinanza attiva e sicurezza urbana: il ruolo della comunità", dove le idee dovranno confrontarsi con la realtà amministrativa.

Il pragmatismo necessario

Certo, di concreto ancora non è stato realizzato nulla. Ma l'approccio di questi cittadini ha qualcosa di diverso dal solito lamentarsi: c'è metodo, c'è dialogo, c'è la voglia di sporcarsi le mani. In una città che ha vissuto momenti difficili, dalla crisi del tessile al terremoto, questa capacità di reinventarsi partendo dal basso potrebbe essere la chiave giusta. La vera sfida sarà trasformare l'entusiasmo iniziale in progettualità duratura. Perché una cosa è certa: i problemi di sicurezza non si risolvono solo con le cupole geodetiche, ma nemmeno con le sole chiacchiere da bar. Serve quella via di mezzo che solo una comunità consapevole può trovare.

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