Il destino della radioterapia oncologica dell’Ospedale Ramazzini è al centro di un acceso dibattito politico. La struttura, inaugurata nel 2011 con un investimento di 5,5 milioni di euro, potrebbe non trovare spazio nel nuovo ospedale di Carpi. Una prospettiva che allarma cittadini e forze politiche di ogni colore.
La radioterapia carpigiana rappresenta un fiore all’occhiello della sanità locale. Nata nel 2011 grazie a una straordinaria collaborazione tra enti pubblici e privati, opera oggi a pieno regime con circa 30 trattamenti al giorno per 251 giorni lavorativi, servendo un’area che va ben oltre i confini comunali.
Un investimento da 5,5 milioni di euro
L’impianto fu realizzato attraverso un modello di finanziamento virtuoso. La Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi contribuì con 2,5 milioni di euro, l’ Ausl di Modena con 1,7 milioni, il Policlinico di Modena con 700mila euro e l’ Associazione Malati Oncologici di Carpi con 776mila euro.
Nel 2014-2015 il reparto ha completato una significativa ristrutturazione e nel gennaio 2021 l’acceleratore lineare è stato aggiornato, sempre grazie al supporto economico degli stessi enti e dell’ AMO.
Un servizio strategico per l’Area Nord
La radioterapia di Carpi non serve solo la città: l’utenza proviene da Finale Emilia, Mirandola, San Felice, Bomporto, San Prospero, Novi di Modena e Soliera.
Ogni anno arrivano anche una decina di pazienti dal Mantovano, dalla provincia di Reggio Emilia e da Modena per snellire le liste d’attesa. Le patologie trattate includono tumori della mammella, prostata, encefalo, gastrico e cure palliative.
Nel 2024 sono state effettuate 596 prime visite radioterapiche, oltre ai controlli di follow-up. Il personale è composto da 2 infermieri, 1 operatore socio-sanitario, 1 amministrativo e 2 radiologi part-time.
L’allarme di Fratelli d’Italia
Anche l’opposizione di centrodestra ha acceso i riflettori sulla questione. Annalisa Arletti, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, ha depositato un’interrogazione regionale per chiedere chiarezza alla Giunta.
“La mancanza della radioterapia, se confermata, risulterebbe del tutto incomprensibile e inaccettabile per un presidio che dovrebbe assumere il ruolo di hub sanitario”, dichiara Arletti. “Costringere i malati a spostamenti continui verso altre città significa aumentare loro moltiplici sofferenze”.
Le preoccupazioni sulla programmazione
Federica Carletti, presidente di Fratelli d’Italia Carpi e responsabile provinciale del Dipartimento Sanità, aggiunge:
“Il territorio carpigiano non può essere penalizzato da scelte che derubricano servizi indispensabili. Non si può parlare di sanità di prossimità e poi negare cure essenziali come la radioterapia”.
L’interrogazione del centrosinistra
Partito Democratico, AVS e Carpi a Colori hanno depositato un’interrogazione in Consiglio Comunale per fare chiarezza sul futuro della radioterapia.
I consiglieri sottolineano un dato preoccupante: nel progetto del nuovo ospedale non compaiono la radioterapia, il laboratorio analisi e l’Ufa (Ufficio Farmaceutico Aziendale).
I consiglieri di centrosinistra chiedono che il Sindaco si faccia parte attiva presso l’ Azienda USL di Modena per comprendere le ragioni dell’esclusione dal progetto.
Particolare attenzione viene riservata alla radioterapia, “frutto di una grande collaborazione negli anni tra Usl, AOU Policlinico, Amministrazione comunale, Fondazione Cassa di Risparmio e volontariato”. Il documento sottolinea come il volontariato abbia “contribuito in modo massiccio e inequivocabile alla realizzazione con la partecipazione di tutti i cittadini del territorio”.
Un futuro da chiarire
La questione tocca il cuore della programmazione sanitaria territoriale. Il nuovo ospedale di Carpi dovrebbe rappresentare un punto di riferimento per l’intera Area Nord della provincia di Modena, ma l’assenza di servizi essenziali come la radioterapia metterebbe a rischio questo ruolo strategico.
I cittadini carpigiani attendono ora risposte concrete dalle istituzioni su una struttura che ha rappresentato per quindici anni un’eccellenza nella lotta ai tumori, garantendo cure di qualità senza costringere i pazienti a lunghi spostamenti verso altri centri.