Sanità modenese, Ferrari (Pd): «Niente allarmismi, serve coraggio di cambiare»

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Sanità modenese, Ferrari (Pd): «Niente allarmismi, serve coraggio di cambiare»

Il futuro della sanità modenese è tornato al centro del dibattito politico, e con esso le preoccupazioni di chi teme ridimensionamenti dei presidi ospedalieri del territorio. A provare ad abbassare i toni è Ludovica Carla Ferrari, consigliera regionale del Partito Democratico e componente della Commissione Sanità, eletta nel 2024 per Modena e provincia dopo dieci anni da assessora al Comune di Modena.

«Evitiamo gli allarmismi: siamo in una fase in cui si sta avviando un confronto», afferma Ferrari. «Parlare di chiusure, smantellamenti o impoverimento della sanità modenese prima ancora che esista un progetto definito significa alimentare le paure delle persone e offrire argomenti a chi quelle paure vuole strumentalizzarle. Non per nulla, è esattamente ciò che sta facendo la destra».

Un confronto aperto a tutta la provincia

La consigliera chiede un percorso condiviso, come indicato anche dal segretario provinciale del Pd Massimo Paradisi, e indica nell'evento del 30 e 31 ottobre a Palagano un momento importante di discussione. «Nessun approdo predefinito», ripete, ma una precondizione: «il coraggio per immaginare e realizzare una sanità migliore, e coraggio di discuterne insieme».

Al tavolo, secondo Ferrari, devono sedere i sindaci della provincia, medici, infermieri e professionisti sanitari, personale amministrativo, organizzazioni sindacali, Università, aziende sanitarie, associazioni, Terzo settore e comunità locali. Con una precisazione netta: «Condivisione non significa diritto di veto, ma costruire insieme le scelte migliori, partendo dai bisogni delle persone».

I numeri che pesano sul sistema

Il ragionamento della consigliera poggia su alcuni dati. In Emilia-Romagna, ricorda, il 40,7% delle famiglie è composto da una sola persona e il 25% della popolazione ha più di 65 anni: «Un cambiamento enorme, che modifica radicalmente i bisogni di assistenza e di cura. Non possiamo rispondere alle richieste della società del 2040 con una fotografia in bianco e nero».

C'è poi la questione generazionale. Nel 2025, per la prima volta nel decennio considerato da Anaao, le dimissioni volontarie dei medici ospedalieri dal Servizio sanitario nazionale hanno superato i pensionamenti: 3.767 contro 2.876. «Un segnale che va preso molto sul serio», commenta Ferrari, che sulle retribuzioni e sui contratti rimanda alla dimensione nazionale: «Regioni e sindacati chiedono risorse e interventi e dobbiamo essere al loro fianco nel pretenderli, senza tentennamenti».

Né un ospedale contro l'altro

Ferrari respinge quella che definisce una logica «binaria e divisiva»: «ci sono tutti gli ospedali del territorio modenese da difendere e c'è un sistema sanitario pubblico da rendere più forte per i prossimi vent'anni». E ricorda che sul territorio regionale e provinciale «ci sono molti esempi di ospedali distrettuali che, pur non avendo tutti i reparti, hanno al proprio interno altrettanti pronto soccorso».

Il modello indicato tiene insieme due dimensioni definite complementari e non alternative: da un lato grandi competenze, ricerca, tecnologie avanzate e robotica organizzate in rete; dall'altro Case della Comunità, Ospedali di Comunità, medicina generale, assistenza domiciliare e servizi territoriali. Un impegno che, sottolinea, la Regione Emilia-Romagna ha assunto «a partire dal Presidente de Pascale e dall'Assessore Fabi».

Cosa significa per Carpi

Per una città come Carpi, dove l'ospedale Ramazzini è un riferimento per l'intera area nord della provincia, il passaggio chiave è proprio quello sul metodo: nessuna decisione presa, ma un confronto che coinvolga sindaci e comunità locali prima che il progetto prenda forma. Il giudizio pragmatico, però, dipenderà dai fatti più che dalle intenzioni: i dati citati dalla stessa Ferrari, dalle liste d'attesa alla fuga dei professionisti verso il privato, raccontano un sistema sotto pressione, e saranno i contenuti del piano, quando ci sarà, a dire se il cambiamento rafforzerà o indebolirà i presidi del territorio.

«Conservare tutto com'è», avverte la consigliera, «può diventare il modo più sicuro per perdere, poco alla volta, proprio ciò che vogliamo proteggere».

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