Una storia che inizia con la morte di una bambina e si trasforma in una missione di speranza. Dal 6 al 22 marzo, sei volontari della
Croce Blu di Soliera porteranno defibrillatori e competenze salvavita a
Cutervo, cittadina peruviana di 53mila anime arroccata a 2.600 metri di altitudine. Un'iniziativa che dimostra come il cuore grande della nostra gente sappia battere oltre ogni confine.
La tragedia che ha acceso una scintilla
La storia ha radici dolorose ma nobili.
Ennio Apicella, capo missione e volontario del Centro Missionario Diocesano, ricorda ancora quel drammatico racconto del 2023: "Una suora ci parlò della morte improvvisa di una bambina, colpita da infarto nella scuola di Cutervo. Un evento che si sarebbe potuto evitare con un defibrillatore." In quella scuola lavorano 120 insegnanti e studiano circa 2mila ragazzi dai 6 ai 18 anni. Numeri che fanno riflettere: quante altre vite potrebbero essere salvate con gli strumenti giusti e la formazione adeguata?
La risposta di Soliera: cuori che non conoscono distanze
Quando
Apicella ha portato questa storia alla
Croce Blu di Soliera, la risposta è stata immediata e generosa. Il presidente
Maurizio Andreoli racconta con orgoglio: "Nell'assemblea sociale abbiamo deliberato di devolvere le quote associative del 2026 per questa iniziativa." La missione coinciderà con il quarantennale della fondazione dell'associazione, un compleanno celebrato nel modo più bello possibile: donando speranza e competenze a chi ne ha bisogno.
Una squadra dal cuore d'oro
Il team è composto da sei volontari determinati: oltre ad
Ennio Apicella, ci saranno
Giuliano Lugli e quattro donne straordinarie:
Stefania Garuti,
Isabella Spinelli,
Maria e
Luigia Rega. Nel loro bagaglio speciale: due defibrillatori di ultima generazione donati da Iredeem di Bologna e dall'Associazione bolognese portatori di dispositivi impiantabili cardiaci, rappresentata dal presidente
Armando Luisi.
Gli strumenti della speranza
Non mancheranno i "manichini" per le dimostrazioni pratiche di rianimazione cardiopolmonare: strumenti fondamentali per formare il personale locale che, una volta terminata la missione, dovrà garantire continuità nell'assistenza d'emergenza.
La cruda realtà della sanità peruviana
Apicella non nasconde le difficoltà: "La sanità in Perù è assicurata dallo Stato ma è molto lontana dai nostri standard." Una realtà che diventa ancora più drammatica quando si considera che la popolazione di riferimento è di 140mila persone sparse su un altopiano impervio.
Il sostegno delle istituzioni locali
L'iniziativa ha ricevuto il pieno appoggio del
vice-sindaco di Soliera Angelo Bruno e dell'
assessore alla Sanità del Comune di Carpi Tamara Calzolari, presente alla presentazione ufficiale a Castello Campori. Un segnale importante di come le istituzioni locali sappiano riconoscere e sostenere il valore della solidarietà internazionale. Il 22 febbraio, la squadra riceverà in parrocchia a Soliera il "mandato missionario" che si affiancherà a quello sanitario. Un doppio benedizione per un viaggio che unisce competenza tecnica e spirito umanitario.
Un esempio di cooperazione che fa la differenza
Questa missione rappresenta più di un semplice gesto di beneficenza: è cooperazione internazionale nel senso più profondo del termine. Non si tratta solo di portare strumenti, ma di formare persone, creare competenze, lasciare un'eredità di conoscenza che continuerà a salvare vite anche dopo il ritorno dei volontari carpigiani. In un mondo spesso dominato da egoismi e chiusure, la
Croce Blu di Soliera ci ricorda che la solidarietà non conosce confini geografici. E che a volte basta il cuore grande di sei persone per fare la differenza tra la vita e la morte, su un altopiano peruviano a migliaia di chilometri da casa.