C'è chi dice che la distanza uccide i sentimenti, ma evidentemente non ha mai conosciuto i volontari della
Croce Blu di Soliera. Mentre molti si lamentano del freddo di febbraio, loro preparano le valigie per una missione che li porterà dall'altra parte del mondo, a
Cutervo, nel cuore delle Ande peruviane. Non per vacanza, sia chiaro: portano con sé due defibrillatori e la voglia di insegnare a salvare vite umane.
Una missione che parte dal cuore dell'Emilia
L'iniziativa, annunciata dall'ufficio stampa della Città di Soliera, vedrà partire nel
marzo 2026 un gruppo di volontari con una missione tanto semplice quanto fondamentale: consegnare due defibrillatori semi-automatici esterni e formare il personale della scuola locale nelle tecniche di rianimazione
BLS e BLSD.
Maurizio Andreoli, presidente della Croce Blu di Soliera, ha sostenuto il progetto insieme al Consiglio direttivo, dimostrando ancora una volta che quando si tratta di salvare vite umane, le frontiere diventano solo linee su una mappa.
La generosità che attraversa l'Italia
Non si tratta di un'avventura improvvisata. I defibrillatori sono stati donati da
Iredeem e Apdic Odv di Bologna - perché la solidarietà, si sa, è contagiosa e attraversa anche i confini regionali. Ma i volontari non si fermano qui: è attiva una raccolta fondi per acquistare i manichini necessari alla formazione e coprire le spese della missione. Perché, diciamocelo chiaro, insegnare la rianimazione senza manichini sarebbe come spiegare il nuoto senza acqua.
Un ponte lungo 10mila chilometri
Il valore della cooperazione internazionale
Questo progetto nasce da una collaborazione consolidata tra il
Centro Missionario Diocesano di Modena, Nonantola e Carpi e la Croce Blu di Soliera. Non è il classico "lancio del sassolino nello stagno" che fa rumore per un giorno e poi viene dimenticato. È piuttosto la costruzione paziente di un ponte fatto di competenze, strumenti e, soprattutto, fiducia reciproca. L'obiettivo dichiarato è ambizioso ma pragmatico:
rafforzare la capacità di intervento in caso di emergenze cardiache e promuovere l'autonomia locale nella gestione delle emergenze sanitarie. In parole povere, non si tratta di fare beneficenza per sentirsi a posto con la coscienza, ma di lasciare strumenti e conoscenze che continueranno a funzionare anche quando i volontari emiliani saranno tornati a casa.
Cutervo: una realtà che merita attenzione
Cutervo è una cittadina delle Ande peruviane dove l'accesso alle cure mediche specialistiche non è sempre garantito. In contesti come questi, saper usare un defibrillatore o conoscere le tecniche di rianimazione può fare la differenza tra la vita e la morte.
Il giudizio di chi guarda i fatti
Lasciamo da parte per un momento la retorica del "bello e buono". Progetti come questi funzionano davvero? La risposta è pragmatica: dipende dall'approccio. Portare strumenti senza formare le persone a usarli è inutile. Formare le persone senza lasciare gli strumenti è frustrante. Il progetto di Soliera ha il merito di combinare entrambi gli aspetti, e soprattutto di non limitarsi al "colpo e fuga" umanitario. La collaborazione con il Centro Missionario Diocesano garantisce continuità e un riferimento locale stabile. Certo, due defibrillatori non risolveranno tutti i problemi sanitari di Cutervo. Ma se anche solo una vita verrà salvata grazie a questa iniziativa, l'investimento - economico e umano - sarà stato ripagato con gli interessi. La vera solidarietà, quella che funziona, non è fare rumore sui social. È partire con una valigia piena di competenze e tornare con la consapevolezza di aver lasciato qualcosa di utile dietro di sé.