Una matematica spietata rischia di spegnere i soccorsi nel nostro territorio. Il distaccamento di
Sassuolo è appeso a un filo sottile, e quel filo si chiama carenza di personale. Quando
Paolo Ghinelli, coordinatore della Fns Cisl e veterano con quarant'anni sulle spalle - di cui trentaquattro tra le fiamme di Modena, Reggio, Parma e Bologna - lancia l'allarme, vale la pena ascoltare. Perché dietro i numeri che mette sul tavolo c'è la sicurezza di tutti noi.
La conta dei pompieri che mancano
I numeri parlano chiaro come una sirena nella notte:
10.000 interventi nel 2025 in provincia di Modena, gestiti da appena
39 professionisti. È il minimo sindacale, letteralmente. Scendere sotto questa soglia significherebbe compromettere l'efficienza di un sistema che già scricchiola. La provincia conta su cinque distaccamenti permanenti:
Carpi,
San Felice,
Sassuolo,
Vignola e
Pavullo. Ma già ora mancano all'appello
20 vigili del fuoco. E quest'anno altri
10 colleghi raggiungeranno i sessant'anni, conquistandosi la meritata pensione. Il problema? Le nuove leve non si improvvisano pompieri dall'oggi al domani.
Sassuolo a rischio: perché è grave anche per Carpi
La possibile chiusura del distaccamento di
Sassuolo non è solo un problema ceramico. Per noi carpigiani significa allungamento dei tempi di soccorso, perché quando servono rinforzi specializzati - pensiamo a incendi industriali o emergenze particolari - ogni chilometro e ogni minuto possono fare la differenza tra salvare e perdere vite umane.
Mezzi che invecchiano, emergenze che crescono
Come se non bastasse la carenza di uomini, anche i mezzi mostrano i segni del tempo. In tutta la provincia c'è
una sola autoscala, arrivata appena due anni fa. Quella di Reggio Emilia ha sulle spalle
22 anni di servizio e oltre
250.000 chilometri: è la più vecchia dell'Emilia-Romagna, un record di cui farebbero volentieri a meno. E quando scoppia più di un incendio contemporaneamente? Bisogna far arrivare le
auto pompa serbatoio da altri territori, perdendo tempo prezioso mentre le fiamme corrono.
L'ombra degli Pfas: quando il lavoro può uccidere
Ma c'è un'altra emergenza, più subdola, che si nasconde nelle pieghe delle divise. Le
sostanze Pfas - quelle che rendono le tute impermeabili e resistenti al calore - sono finite sotto i riflettori per i sospetti di causare tumori. Un'inchiesta epidemiologica dell'
Università di Bologna doveva chiarire i dubbi entro la fine del 2025, ma i risultati tardano ad arrivare.
Ghinelli non usa mezzi termini: "Vogliamo la verità". Alcuni vigili del fuoco hanno già scoperto una sovraesposizione a queste sostanze. Il ministero sta sostituendo parte del vestiario, ma il problema rimane: chi ha già rischiato la salute per decenni cosa può aspettarsi?
Casa, dolce casa... che non c'è
E poi c'è il problema abitativo. Le reclute che arrivano faticano a trovare un tetto a prezzi accessibili. Una questione che potrebbe sembrare marginale, ma che invece scoraggia i giovani a intraprendere questa carriera. Come dice
Ghinelli: "Stiamo parlando di gente che rischia la vita per la comunità e lo Stato".
Il tempo delle scelte
Mentre scriviamo, in qualche angolo della provincia qualcuno sta probabilmente componendo il
115. Dall'altra parte della cornetta ci saranno i nostri vigili del fuoco, pronti a partire verso l'ignoto. Ma per quanto ancora? La matematica non perdona: meno personale uguale meno sicurezza. E quando si tratta della nostra incolumità, le belle parole non bastano. Servono fatti, investimenti, scelte coraggiose. Prima che sia troppo tardi, prima che l'ultimo pompiere spenga la luce e chiuda la porta di una caserma che per decenni ha protetto le nostre vite. Il grido d'allarme è lanciato. Ora tocca alle istituzioni dimostrare se la sicurezza dei cittadini vale davvero più di un capitolo di bilancio.