Così vicini e così lontani: gli alloggi del Biscione ammessi ai fondi regionali, ma il traguardo resta un miraggio


Così vicini e così lontani: gli alloggi del Biscione ammessi ai fondi regionali, ma il traguardo resta un miraggio

Hanno passato l'esame, sì. Ma la pagella li ha messi in fondo alla classe. I 42 alloggi di edilizia residenziale pubblica che il Comune di Carpi e Acer Modena hanno candidato al bando regionale per il recupero del patrimonio sfitto sono stati dichiarati ammissibili. Una bocciatura sarebbe stata peggio, certo. Ma la graduatoria è impietosa: tutti i progetti carpigiani si collocano nelle ultime posizioni, quelle dove il fiato dei finanziamenti rischia di non arrivare.

La delibera porta la data del 6 luglio 2026 e arriva dalla Giunta della Regione Emilia-Romagna, che ha messo sul piatto 50 milioni di euro: 30 dal Fesr, il Fondo europeo per lo sviluppo regionale, e 20 da un mutuo trentennale acceso con la Bei, la Banca europea degli investimenti. Soldi veri, insomma. Ma anche una concorrenza agguerrita: oltre mille richieste arrivate in tutta la regione, un fiume di necessità che si contendono lo stesso salvadanaio.

Il Biscione e gli altri: quali alloggi sono in lista

Il piatto forte della candidatura carpigiana sono i 32 alloggi di via Unione Sovietica, dentro quel serpentone di cemento che tutti in città chiamano il Biscione. Un colosso di 90 appartamenti, 13 negozi, 14 uffici e 6 spazi culturali che da anni convive con problemi di degrado, microcriminalità e sovraffollamento. Un intervento di riqualificazione atteso come la pioggia dopo la siccità, già inquadrato in un Piano di Recupero Urbano che l'Amministrazione comunale ha messo a punto per tentare il rilancio dell'intera area. L'obiettivo è portare la quota pubblica dagli attuali 15 alloggi a 55, la maggioranza, per poter governare il restyling senza ostacoli.

Accanto al Biscione, ci sono un'altra decina di unità sparse tra le vie Fratelli Cervi, Genova, Cesare Pavese, Fosse Ardeatine e Antonio da Sangallo: appartamenti sfitti di proprietà comunale o Acer, da ristrutturare e riportare rapidamente a disposizione delle famiglie in attesa. Canoni che vanno dai 2.600 ai 10.000 euro annui per le metrature più grandi del Biscione, fino a un massimo di 5.600 euro per gli altri alloggi Erp. Cifre che non faranno certo gridare all'abbondanza, ma che rappresentano la sostenibilità minima del progetto: sarà proprio con gli affitti futuri che la Regione conta di ripagare le rate del mutuo Bei.

La beffa della priorità

Perché allora questo articolo non si intitola «Festa a Carpi: arrivano i fondi»? Perché la delibera del 6 luglio ha riservato ai nostri progetti una doccia fredda sulla collocazione in graduatoria. Il Nucleo di valutazione regionale ha stilato una lista di priorità, e Carpi è scivolata nelle posizioni di coda. Tecnicamente ammissibili, praticamente con il fiato sospeso. Ora la procedura prevede che la Regione interpelli Comuni e Acer per confermare le richieste: solo dopo si passerà all'inserimento nel Piano degli interventi e alla firma della convenzione che regolerà finanziamenti e rendicontazione. Un passaggio tutt'altro che automatico.

Il rischio concreto è che i 50 milioni di euro si esauriscano prima di scorrere tutta la lista, lasciando i progetti carpigiani con un certificato di idoneità e zero cantieri aperti. Una beffa amara per chi da anni aspetta di voltare pagina in via Unione Sovietica, dove la convivenza tra degrado e famiglie perbene ha raggiunto livelli di tensione ormai cronici.

La lezione amara

Questa vicenda ha il sapore agrodolce delle cose giuste che rischiano di arrivare tardi. Da un lato c'è la capacità progettuale del Comune e di Acer Modena, che hanno saputo confezionare candidature tecnicamente valide e dichiarate ammissibili. Dall'altro c'è una graduatoria che parla il linguaggio freddo della matematica: le priorità regionali sono dettate da indicatori di disagio abitativo, urgenza sociale e condizioni strutturali degli immobili. E su questi parametri, evidentemente, altri territori hanno fatto meglio, o semplicemente hanno situazioni ancora più disperate delle nostre.

Non resta che attendere i prossimi passaggi. Con la consapevolezza che, quando si tratta di edilizia popolare, tra l'ammissibilità e il bonifico bancario può passare quella distanza sottile che separa la speranza dalla delusione.

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