C'è un modo di fare politica che non alza la voce, non cerca i riflettori, non si misura nei tweet né nei sondaggi. È il modo di Ermanno Gorrieri, nato a Magreta il 26 novembre 1920, cresciuto a Modena, partigiano con il nome di battaglia «Claudio», comandante della Brigata Italia e protagonista della Repubblica partigiana di Montefiorino. Poi sindacalista tra i fondatori della CISL, deputato della Democrazia Cristiana, infine Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale nel Governo Fanfani del 1987. Un uomo che ha attraversato mezzo Novecento italiano senza mai smettere di pensare agli ultimi, ai poveri, a chi la disuguaglianza la subisce sulla propria pelle.
Carpi lo ricorda il prossimo 3 giugno, all'indomani della Festa della Repubblica, in un anno in cui si celebra l'80° anniversario della Repubblica Italiana. Non è una scelta casuale: Gorrieri è stato, in fondo, uno di quegli uomini che alla Costituzione ha cercato di dare gambe, giorno per giorno, con pazienza e tenacia.
Il docufilm e l'appuntamento al cinema Eden
Alle ore 18 al cinema Eden di Carpi, in via Santa Chiara 22, sarà proiettato il docufilm «Parti uguali tra disuguali. L'eredità del pensiero di Ermanno Gorrieri». L'iniziativa è promossa da FNP, Cisl Emilia Centrale e dal settimanale Notizie, voce della Diocesi di Carpi, in collaborazione con Cisl Emilia Centrale, Fondazione Ermanno Gorrieri e Circolo ACLI di Carpi.
Ad aprire la serata sarà Claudio Gorrieri, che introdurrà la visione con parole che vengono direttamente da chi quella memoria la porta nel cognome e nel cuore. Seguirà un dialogo sul pensiero e l'azione di Gorrieri con Livio Filippi e Antonio Guerzoni, moderato da Nicola Marino per il servizio interdiocesano di pastorale sociale e del lavoro. I saluti degli enti promotori saranno portati da Domenico Pacchioni, segretario FNP Cisl Emilia Centrale, e da Luigi Lamma, direttore editoriale del settimanale Notizie.
Un'eredità che parla ancora
Il titolo del docufilm richiama una delle ossessioni intellettuali di Gorrieri: l'uguaglianza, non come slogan, ma come misura concreta della giustizia sociale. Lui che aveva visto la guerra, che aveva costruito il sindacato, che aveva studiato la povertà con rigore accademico, sapeva bene che «parti uguali tra disuguali» non è un gioco di parole ma una contraddizione da sciogliere ogni giorno, nelle leggi, nelle istituzioni, nella vita quotidiana delle persone.
Il suo è un esempio raro: impegno politico mite e tenace, fatto di responsabilità, lavoro ben fatto, cura della comunità. Niente urla, niente scorciatoie. Nel 1993, con la crisi della DC, lasciò il partito per aderire ai Cristiano Sociali fondati insieme a Pierre Carniti, confluiti poi nei Democratici di Sinistra. Morì a Modena il 29 dicembre 2004, a ottantaquattro anni, ed è sepolto nel cimitero di Magreta, il paese dov'era nato.
Il docufilm, spiega bene la locandina dell'evento, è un invito a sentire prima ancora che a capire. La serietà, la misura, la fiducia: qualità che oggi sembrano quasi fuori moda, eppure proprio per questo tornano urgenti. L'ingresso è libero, e sarebbe un peccato non andarci.