C'è un modo crudele con cui certe domeniche si ricordano. Non per la messa, non per il pranzo in famiglia, ma per una telefonata che arriva quando meno te l'aspetti. Questa mattina, domenica 24 maggio 2026, poco prima delle undici, in via Grande Rosa a Limidi, un uomo di 82 anni residente a Carpi stava facendo quello che probabilmente faceva da tutta la vita: andava in bicicletta.
Non è tornato a casa.
La dinamica dell'incidente
L'anziano è stato colpito da un'automobile condotta da una donna di 53 anni. L'impatto lo ha sbalzato nel canale che costeggia la strada. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco, un'ambulanza e anche l'elisoccorso da Bologna, oltre alla Polizia Locale dell'Unione Terre d'Argine. Non c'è stato niente da fare. La conducente dell'auto, rimasta leggermente ferita, è stata medicata al pronto soccorso dell'ospedale Ramazzini di Carpi.
Il terzo in pochi giorni
Quello di Limidi è il secondo incidente mortale sulle strade del carpigiano in meno di quarantotto ore, ma se allarghiamo lo sguardo di qualche giorno il quadro diventa ancora più pesante. Venerdì 22 maggio, in via Guastalla, aveva perso la vita Singh Mandeep, un giovane operaio indiano di 38 anni che stava rientrando a piedi a casa portando la bicicletta carica di un ventilatore, con la moglie al fianco. Un furgone lo aveva investito alle spalle. La moglie aveva assistito disperata ai tentativi di rianimazione, inutili. L'elisoccorso era ripartito vuoto. Il conducente del furgone, un 67enne risultato negativo all'alcoltest, è ora indagato per omicidio stradale.
Tre morti in pochi giorni, sulle strade di un territorio che si vanta, a ragione, di essere una delle capitali italiane della bicicletta. Il paradosso fa male quanto l'asfalto.
La pista ciclabile che arriva il giorno dopo
C'è un dettaglio che ha il sapore amaro dell'ironia della storia: domani, lunedì 25 maggio, partiranno ufficialmente i lavori preliminari per la realizzazione della nuova pista ciclabile di collegamento tra Carpi e Limidi. Un'opera da 537.018 euro, finanziata in parte con risorse comunali e in parte con contributi regionali nell'ambito del programma "Bike to Work". Il tracciato, lungo circa 270 metri, correrà lungo la SP1 Carpi-Ravarino in sede propria, con banchine di separazione dalla carreggiata, sistemi di protezione e attraversamento illuminato.
Un progetto atteso, necessario. Ma che arriva il giorno dopo l'ennesima morte.
Un territorio che deve fare i conti con sé stesso
Le strade del carpigiano sono piatte, larghe, apparentemente sicure. Eppure continuano a uccidere chi le percorre in bicicletta, che sia un giovane immigrato con un ventilatore sul sellino o un pensionato di 82 anni che pedala verso una domenica mattina qualunque. I dati nazionali dell'ISTAT ci dicono che i ciclisti sono tra le categorie più vulnerabili della strada: nel 2023 in Italia sono morti 228 ciclisti, e la tendenza non accenna a migliorare in modo strutturale.
Le piste ciclabili sono indispensabili, e chi le finanzia merita riconoscimento. Ma 270 metri di asfalto protetto non bastano a rispondere a una strage che si consuma strada per strada, curva per curva. Serve una politica della mobilità che metta al centro la vita di chi pedala, non solo i fondi regionali disponibili. Serve, soprattutto, che le istituzioni locali smettano di considerare la sicurezza stradale un tema di secondo piano rispetto alla fluidità del traffico automobilistico.
Un uomo di 82 anni è finito in un canale mentre andava in bicicletta una domenica mattina. A Limidi. A due passi da casa. Bastava poco di più per impedirlo. E adesso è tardi.