C'è chi va in Giappone con il trolley e chi, più saggiamente, ci va con la testa. E se il Sol Levante è diventato negli ultimi anni una meta turistica da bollino rosso sulle agende di mezza Europa, Floriano Terrano e il Circolo Blow Up Maranello hanno pensato bene di offrire al pubblico qualcosa che nessun volo low cost può garantire: una bussola per orientarsi nell'anima più profonda e inquieta di quella cultura millenaria.
Si chiama "Mujo, L'impermanenza in Giappone tra tempo e fotografia" il ciclo di tre incontri serali a ingresso gratuito ospitato nella Piazzetta Nelson Mandela, lo spazio esterno della Biblioteca Mabic di Maranello, gioiello architettonico firmato dallo studio Arata Isozaki & Andrea Maffei che dal 2011 è punto di riferimento per la vita culturale del territorio. In caso di maltempo, gli appuntamenti si spostano nella sala conferenze della biblioteca.
Mujo, ovvero l'arte di accettare che tutto passa
Il titolo della rassegna non è scelto a caso. Mujo, "impermanenza", è un concetto filosofico che il Buddhismo ha portato in Giappone ma che affonda radici ancora più antiche nello Shintoismo. "Tutto è impermanente nella nostra esistenza", spiega Terrano, curatore dell'iniziativa. "Non solo la nostra vita stessa, ma anche quella degli animali, dei vegetali e perfino degli oggetti inanimati. Niente e nessuno può sottrarsi al ciclo continuo di morti e rinascite. L'impermanenza, in una nazione dove la natura è bellissima ma anche crudele e terribile, si manifesta in tutta la sua irruenta violenza nei terremoti, negli tsunami, nei tifoni, rendendo ben visibile e vivo il pensiero del breve passaggio tra i vari stadi dell'esistenza".
Un tema che è anche una chiave di lettura perfetta per un popolo capace di costruire templi che vengono ricostruiti identici ogni vent'anni, come il santuario di Ise, e di contemplare la fioritura dei ciliegi proprio perché dura così poco.
Il programma: da Lafcadio Hearn ai maestri viventi
Il primo appuntamento, andato in scena sabato 11 luglio alle ore 21, ha aperto le danze con "Kaidan. Le storie più famose di fantasmi giapponesi". Un tuffo nelle leggende che hanno popolato l'immaginario nipponico per secoli, quelle stesse che lo scrittore irlandese Lafcadio Hearn (poi naturalizzato giapponese con il nome di Yakumo Koizumi) raccolse nel suo celebre libro "Kwaidan: Stories and Studies of Strange Things" e che il regista Masaki Kobayashi traspose nel 1964 in un film antologico da Premio Speciale della Giuria a Cannes e candidatura all'Oscar. Storie di vendette spettrali, donne della neve e samurai tormentati che ancora oggi costituiscono la spina dorsale del J-Horror contemporaneo, da Ring a Ju-on.
Si prosegue sabato 18 luglio con "Showa: nostalgia, viaggio fotografico nel Giappone del Novecento", un'immersione nell'era Showa (1926-1989), il periodo più lungo e complesso della storia giapponese moderna, che ha attraversato la guerra, la ricostruzione, il boom economico e la bolla speculativa, raccontato attraverso gli scatti che hanno documentato la trasformazione del Paese.
Gran finale sabato 25 luglio con "Fotografi. I maestri viventi della fotografia giapponese", un omaggio ai grandi interpreti contemporanei dell'obiettivo che hanno saputo rinnovare lo sguardo sul Giappone, tra tradizione e avanguardia.
Informazioni pratiche
Tutti gli incontri si tengono alle ore 21 nella Piazzetta Nelson Mandela, adiacente alla Biblioteca Mabic (Maranello Biblioteca Cultura) in Viale Vittorio Veneto. L'ingresso è gratuito. In caso di maltempo, gli appuntamenti si terranno nella sala conferenze della biblioteca. Per chi volesse approfittare dell'occasione per visitare anche la struttura, il Mabic è un edificio di grande interesse architettonico progettato dallo studio Arata Isozaki & Andrea Maffei, inaugurato nel 2011 e parte di una sorta di esposizione permanente di architettura contemporanea che include anche la Galleria del vento di Renzo Piano e la Cittadella Ferrari di Massimiliano Fuksas.
Un'occasione rara per avvicinarsi al Giappone senza la folla dei tour organizzati, guidati da chi quel Paese lo conosce e lo racconta con passione e competenza. Perché il Giappone, come insegna il mujo, non è una cartolina da consumare in fretta: è un'atmosfera da respirare con calma.