Cinque anni di terrore in casa, poi il braccialetto: lui viola tutto. Ora è in cella


Cinque anni di terrore in casa, poi il braccialetto: lui viola tutto. Ora è in cella

Campogalliano è un comune di poco più di 8.500 anime, incastonato tra Modena e il fiume Secchia, nel cuore delle Terre d'Argine. Un posto tranquillo, dove ci si conosce tutti. Eppure, dentro una casa di questo piccolo borgo, per cinque anni una donna ha vissuto qualcosa che non dovrebbe accadere da nessuna parte.

Una storia che dura da troppo tempo

Tutto, almeno sul piano giudiziario, comincia nel giugno 2025, quando una donna di 63 anni trova il coraggio di presentare denuncia ai Carabinieri della Stazione di Campogalliano. Quello che racconta è una sequenza di percosse, minacce, ingiurie e un clima di costante sopraffazione che va avanti, dice, dal 2020. Cinque anni. Tremila giorni circa, se volete misurare il peso di una storia simile in numeri.

Il marito, classe 1960, viene deferito in stato di libertà il 7 giugno 2025. L'ultimo episodio violento era avvenuto la sera prima, tanto da richiedere l'intervento dell'Aliquota Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Carpi. La donna viene soccorsa: lesioni giudicate guaribili in tre giorni. Tre giorni sul referto medico. Anni, nella memoria.

Il braccialetto che non ha fermato niente

Il 2 luglio 2025 il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Modena dispone una misura cautelare: divieto di avvicinamento alla vittima e ai luoghi da lei frequentati, con applicazione del braccialetto elettronico. Uno strumento che sulla carta dovrebbe garantire sicurezza, e che il legislatore ha progressivamente rafforzato proprio nei casi di violenza domestica, l'ultima volta con il decreto-legge dell'autunno 2024.

Non è bastato. O meglio: lui ha deciso che non bastava. Il 16 maggio 2026, a quasi un anno dall'applicazione della misura, l'uomo raggiunge l'abitazione dell'ex moglie. Quello che segue è descritto negli atti giudiziari con la fredda precisione della burocrazia: minacce di morte, schiaffi, polsi stretti con forza. La donna, da sola, si reca autonomamente all'ospedale di Carpi. Questa volta la prognosi è di dieci giorni.

La risposta dello Stato: rapida, questa volta

Il 17 maggio 2026 i Carabinieri deferivano nuovamente l'uomo per la violazione della misura cautelare. Quarantotto ore dopo, il 19 maggio 2026, il giudice del Tribunale di Modena firma l'ordinanza: il divieto di avvicinamento viene sostituito con la custodia cautelare in carcere. I militari della Stazione di Campogalliano eseguono il provvedimento.

Va riconosciuto: la risposta dell'autorità giudiziaria, questa volta, è stata tempestiva. Meno di 48 ore tra la violazione accertata e l'arresto. È la strada giusta, ed è quella che la legge sul Codice Rosso ha cercato di imporre come prassi ordinaria, non come eccezione ammirevole.

Il nodo che rimane aperto

C'è però una dubbio che vale la pena porsi, senza spirito di polemica ma con onestà. Il dispositivo segnala la violazione della zona di esclusione, ma non impedisce fisicamente l'aggressione. È uno strumento utile, non infallibile. E in quei minuti di distanza tra il segnale e l'intervento, può succedere di tutto.

I dati nazionali raccontano una realtà scomoda: la violenza domestica riguarda spesso coppie che si conoscono da decenni, contesti apparentemente normali, vicini di casa che non sentono nulla o preferiscono non vedere. In Italia il Ministero dell'Interno aggiorna con cadenza trimestrale le statistiche sui reati legati alla violenza di genere, e ogni trimestre i numeri ricordano che il problema non è risolto, nemmeno quando qualcuno finisce in manette.

Una donna di 63 anni che ha trovato coraggio

Al di là delle misure cautelari, dei codici penali e delle ordinanze tribunalizie, questa è la storia di una donna che nel giugno del 2025 ha deciso di denunciare. Non è scontato. Anzi, è spesso la cosa più difficile, dopo anni in cui la violenza diventa una sorta di normalità distorta. Quella denuncia ha messo in moto una macchina investigativa che, con tempi non sempre fulminei ma alla fine efficaci, ha portato l'uomo in carcere.

Ai cittadini di Carpi e delle Terre d'Argine vale ricordare che il numero di pubblica utilità 1522, attivo 24 ore su 24, è il primo riferimento per chi si trova in situazioni di violenza o abuso in famiglia. Denunciare è il primo atto di libertà.

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