Ci sono date che il calendario civile italiano non può permettersi di sfogliare con leggerezza. Il 19 luglio è una di quelle: nel 1992, in via D'Amelio a Palermo, una Fiat 126 imbottita di tritolo cancellò la vita del giudice Paolo Borsellino e di cinque agenti della sua scorta. A trentaquattro anni di distanza, Carpi rinnova un rito che dal 2013 scandisce l'estate della città con sobrietà e fermezza.
Un appuntamento che è già tradizione
L'appuntamento è per domenica 19 luglio alle ore 10 nel Piazzale della Meridiana, dove dal 2014 campeggia il grande murale dedicato a Borsellino, realizzato dall'artista Enrico Fantuzzi su iniziativa del blog carpigiano Il Mostardino. Un'opera di circa 30 metri quadrati con il volto del magistrato e la celebre frase: "Se la gioventù le negherà il consenso, anche l'onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo". Parole che, a distanza di oltre tre decenni, non hanno perso un grammo della loro urgenza, in una provincia che la criminalità organizzata l'ha conosciuta eccome, anche se spesso in forma silenziosa e sommersa.
La commemorazione, patrocinata dal Comune di Carpi, è organizzata da Radio 5.9 in collaborazione con l'associazione La Caramella Buona, realtà attiva sul territorio nella promozione della legalità e della memoria civile. L'accesso è libero e gratuito.
Sei nomi da non dimenticare
Insieme a Paolo Borsellino, quel pomeriggio di luglio persero la vita gli agenti della scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi (prima donna della Polizia di Stato a cadere in servizio, aveva appena 24 anni), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Sei storie diverse accomunate da un destino feroce, che la cerimonia carpigiana restituisce ogni anno alla coscienza collettiva senza retorica, con la concretezza di chi sa che la memoria è un muscolo da allenare.
Vale la pena ricordare che nello stesso Piazzale della Meridiana si trova anche il murale dedicato alle vittime della mafia realizzato dal Presidio di Libera "Peppe Tizian": un angolo di città che, mattone dopo mattone, è diventato un presidio simbolico di legalità a cielo aperto.
Il senso di esserci
In un'epoca in cui la memoria pubblica rischia di ridursi a un post e una candelina virtuale, ritrovarsi in piazza, davanti a un muro dipinto, alle dieci di una domenica mattina d'estate, è un gesto che ha il sapore antico della comunità che si stringe attorno ai suoi valori. La mafia, del resto, si combatte anche così: occupando lo spazio fisico, puntuale, anno dopo anno.