Il vento della consapevolezza soffia sulla nostra Carpi


Il vento della consapevolezza soffia sulla nostra Carpi

L'allarme è scattato, e non è quello dell'iPhone che squilla a tutte le ore. È quello della coscienza di una comunità che si sta rendendo conto di aver lasciato troppo spazio ai piccoli schermi luminosi nelle vite dei nostri figli. Lunedì sera, al teatro comunale, Alberto Pellai ha parlato chiaro: è tempo di dire basta al Far West digitale che ha invaso le camerette dei nostri ragazzi.

L'incontro che ha fatto riflettere Carpi

La serata organizzata dal gruppo scout Carpi 1 per celebrare i 70 anni di attività si è trasformata in qualcosa di più di una semplice conferenza. Alessandra Tessi, capogruppo degli scout carpigiani, insieme agli educatori Irene Croci e Francesco Pettenati, e Anna Maria Vecchi del Centro per le famiglie dell'Unione Terre d'Argine, hanno guidato un dialogo che ha toccato le corde più sensibili di genitori, educatori e cittadini. Pellai, medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva, non usa giri di parole quando parla del libro scritto con Barbara Tamborini: "Esci da quella stanza. Come e perché riportare i nostri figli nel mondo". Il titolo è già un programma, una dichiarazione d'intenti che suona come un grido d'aiuto per una generazione perduta nel labirinto digitale.

I numeri che non mentono

Non è solo la sensazione di noi genitori carpigiani a dirci che qualcosa non va. I dati parlano chiaro: una recente ricerca di Demetra in collaborazione con Fondazione Patti Digitali rivela che il 90% degli italiani vuole una legge per limitare l'uso di smartphone e social nei minori. Non sono i soliti brontolii da bar dello Sport, è una richiesta che attraversa generazioni e ceti sociali. "Il limite è una dimensione fondamentale", spiega Pellai con la pazienza di chi ha visto troppe famiglie in difficoltà. "Ma definirlo e poi inserirlo nella relazione educativa è complesso, faticoso. I social sono architettati perché uno non percepisca quel limite".

Quando il genitore si sente impotente

Quante volte, care mamme e cari papà di Carpi, vi siete sentiti come David contro Golia? Solo che il gigante non ha cinque pietre lisce da fiume, ma miliardi di notifiche, like, stories e video che catturano l'attenzione dei nostri figli con una forza magnetica che ci fa sentire inadeguati. "Nell'esperienza clinica si constata quotidianamente che i genitori sono in seria difficoltà", confessa il dottore. "Vorrebbero regolare, limitare, ma poi non ci riescono". È la storia di molte famiglie della nostra città: genitori che si trovano a combattere contro un nemico invisibile che conosce i segreti del cervello meglio di loro.

La dopamina: il nuovo spacciatore digitale

Pellai non gira intorno al problema: "Tutto ciò che accade online è regolato dall'ingaggio dei funzionamenti dopaminergici del nostro cervello". In parole povere? I social sono come una giostra da cui i bambini non vogliono mai scendere. La dopamina, quel neurotrasmettitore che ci dà gratificazione istantanea, diventa il nuovo pusher digitale che tiene i nostri figli incollati agli schermi. E quando arriva il momento di dire "basta", ecco che scoppiano le crisi. Non più i capricci del "mamma cattiva", ma esplosioni di rabbia che spaventano anche i genitori più determinati.

I danni che si vedono già

Gli effetti li vediamo tutti i giorni nelle nostre scuole, nei nostri parchi, nelle nostre case. Pellai li elenca senza pietà: sregolazione emotiva, difficoltà di apprendimento, isolamento sociale, problemi del sonno. "Un bambino arriva al mare con il tablet, c'è il paradiso naturale dei bambini, ma può rimanere seduto sulla sdraio a giocare come farebbe nella sua cameretta". È l'immagine più triste che possiamo immaginare: il mare di Rimini che perde la sfida contro un videogioco.

Le nuove regole del gioco

Le raccomandazioni dei pediatri sono diventate più severe: no agli smartphone sotto i 13 anni, no ai social prima dei 16 o addirittura 18 anni. Sembrano misure drastiche, ma Pellai è chiaro: "Guardando tutto quello che è accaduto alla Generazione Z, oggi le indicazioni sono molto più restrittive".

Una sfida per tutta Carpi

La serata di lunedì ha acceso una lampadina nella nostra comunità. Non si tratta solo di tecnologia, ma di futuro. Del futuro dei nostri ragazzi, delle nostre famiglie, della nostra Carpi. Gli scout del gruppo 1, con i loro 70 anni di esperienza nell'educazione, ci hanno dato una lezione importante: è possibile crescere senza essere sempre connessi. Forse è arrivato il momento di spegnere qualche volta quei dispositivi e di tornare a guardarci negli occhi. Chissà che non scopriamo di avere ancora qualcosa da dirci, senza bisogno di emoji.

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