Fino a poco tempo fa era una cosa scontata: ci si fermava in farmacia, si ritiravano le provette per gli esami delle feci o delle urine, e si andava. Gratis. Ora non è più così, almeno in provincia di Modena. E CGIL Modena e il sindacato pensionati SPI CGIL hanno deciso di alzare la voce, chiedendo la sospensione immediata di quello che definiscono un cambiamento «immotivato» e potenzialmente dannoso per migliaia di cittadini.
Cosa è cambiato nelle farmacie modenesi
Da alcune settimane, i contenitori per la raccolta dei campioni biologici, le classiche provette per feci e urine richieste prima degli esami di laboratorio, non vengono più consegnati gratuitamente nelle farmacie della provincia. La novità è stata comunicata da Federfarma con un'infografica diffusa via WhatsApp: chi ne ha bisogno deve acquistarle. Il prezzo, stando alle segnalazioni raccolte dal sindacato, varia in modo sensibile da farmacia a farmacia: da 1 a 5 euro a provetta, una forbice che la CGIL giudica opaca e potenzialmente speculativa.
Chi è esente dal pagamento del ticket può ancora ritirare le provette gratuitamente in farmacia. Ma chi non gode dell'esenzione si trova a fronteggiare una spesa aggiuntiva che si somma al costo del ticket sanitario, che per una singola ricetta può arrivare fino a 36,15 euro.
Le 45 sedi AUSL: uno sforzo reale, ma insufficiente
AUSL Modena ha risposto alla situazione pubblicando un elenco di 45 sedi sanitarie dove è possibile ritirare le provette gratuitamente. Una risposta concreta, che il sindacato riconosce come sforzo apprezzabile, ma che non considera sufficiente. Il problema è il confronto con i numeri: le farmacie presenti sul territorio provinciale sono circa 200. Raggiungere un presidio AUSL per molti anziani o malati cronici, spesso senza patente, con mobilità ridotta, magari residenti nei Comuni più periferici, può essere tutt'altro che semplice.
«Abbiamo raccolto le segnalazioni di decine di cittadini, in tutti i distretti», scrivono i sindacati nel comunicato, «che recandosi in farmacia si sono sentiti rispondere che le provette bisognava acquistarle». Un disagio concreto, distribuito capillarmente sul territorio, che colpisce in modo sproporzionato le fasce più vulnerabili della popolazione.
La denuncia di CGIL e SPI: stop al cambiamento, si apra un tavolo
Alessandro De Nicola, segretario della CGIL di Modena, e Roberto Righi, segretario dello SPI CGIL Modena, chiedono con forza due cose: la sospensione immediata della nuova modalità di distribuzione e la convocazione urgente di un tavolo di confronto con le aziende sanitarie territoriali. Vogliono capire, soprattutto, per quale ragione si sia arrivati a questo cambiamento, senza che nessuno ne abbia spiegato pubblicamente le motivazioni.
Un elemento pesa in modo particolare sulla loro richiesta: nel resto delle province emiliano-romagnole, stando a quanto il sindacato ha potuto verificare, non risultano cambiamenti analoghi. Le provette continuano a essere distribuite gratuitamente nelle farmacie. Il che rende la situazione modenese ancora più difficile da giustificare agli occhi dei cittadini.
Una questione di equità, prima ancora che di costi
La CGIL non si limita a contestare il costo in sé, che può sembrare modesto, ma il principio. Chi deve sottoporsi a esami di laboratorio è già, per definizione, una persona che ha bisogno di cure. Aggiungere un onere economico a carico di chi è già gravato dal ticket, senza una spiegazione chiara e con prezzi che variano arbitrariamente da una farmacia all'altra, rischia di trasformare un semplice contenitore di plastica in una piccola tassa sulla malattia. È questa la linea del sindacato, ed è difficile non trovarla comprensibile.