Anche in Emilia-Romagna si potrà scegliere: approvata la legge sul fine vita


Anche in Emilia-Romagna si potrà scegliere: approvata la legge sul fine vita

C'è voluto un dibattito teso, con le parole che pesavano come macigni in un'aula dove si decideva di dare forma giuridica a qualcosa che tocca il mistero più intimo di ogni essere umano: la propria morte. Giovedì 23 luglio, l'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna ha approvato la legge regionale sul suicidio medicalmente assistito. Dodici articoli che traducono in procedure certe i princìpi fissati dalla Corte costituzionale con la sentenza 242 del 2019.

Siamo la terza regione in Italia a farlo, dopo Toscana e Sardegna. Un passaggio storico, che inevitabilmente tocca da vicino anche la nostra Carpi e tutto il territorio modenese, dove l'ospedale Ramazzini e la rete di cure palliative territoriali potrebbero diventare snodi cruciali nell'applicazione concreta della nuova normativa.

Una legge nata dal vuoto del Parlamento

A quasi sette anni dalla sentenza della Consulta, il Parlamento non ha mai legiferato in materia. E così le regioni si sono mosse in ordine sparso. Il presidente Michele de Pascale, intervenendo in aula, non ha nascosto questa contraddizione: «La nostra ambizione è che l'Emilia-Romagna sia la Regione più forte e inclusiva nell'offerta delle cure palliative. Ma nei casi in cui una persona scelga di richiedere il suicidio medicalmente assistito, vogliamo garantire un percorso improntato a umanità, trasparenza, professionalità e uguali diritti in tutto il territorio regionale».

Poi la stoccata: «Resta inaccettabile che su una materia così delicata possano esistere venti discipline diverse, una per ogni Regione. Il punto di arrivo non può che essere una legge nazionale».

Lo scontro politico

La legge, costruita sul modello già adottato dalla Toscana e sostenuta da Pd, Avs, Civici e Movimento 5 Stelle, è passata con i voti contrari di Fratelli d'Italia, Forza Italia, Rete civica e Lega. Primo firmatario Paolo Trande di Alleanza Verdi Sinistra, relatrice di maggioranza Alice Parma (Pd), relatore di minoranza Nicola Marcello (FdI).

«Oggi in Assemblea assistiamo all'ennesima forzatura ideologica da parte della maggioranza di sinistra», hanno attaccato Ferdinando Pulitanò e Annalisa Arletti, esponenti di Fratelli d'Italia in Regione, parlando di "fuga in avanti" e "fretta irrispettosa". Preoccupazione condivisa dal senatore Michele Barcaiuolo, che vede nel fiorire di leggi regionali un pericoloso mosaico normativo.

Di tono opposto la dichiarazione di Alleanza Verdi Sinistra: «Oggi è un giorno di grande orgoglio e soddisfazione. L'Emilia-Romagna compie un passo di civiltà fondamentale, dando finalmente risposte concrete alle persone affette da patologie irreversibili e sottoposte a sofferenze intollerabili».

Che cosa prevede la legge

La norma non introduce nuovi diritti né allarga le maglie dei requisiti: si limita, come ha spiegato de Pascale, «a tradurre in procedure obiettive, imparziali e uguali per tutti i princìpi affermati dalla sentenza 242 del 2019». Tradotto in parole semplici: chi è affetto da una patologia irreversibile, tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale, con sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili e pienamente capace di intendere e volere, potrà accedere a un percorso definito, con tempi certi e verifiche trasparenti, senza differenze tra un angolo e l'altro della regione.

Cosa cambia per il nostro territorio

Sul piano concreto, la legge regionale impatterà anche sulle strutture sanitarie modenesi. Il territorio di Carpi e Mirandola ha già una rete di cure palliative domiciliari attiva da anni, e l'hospice di Castelfranco Emilia rappresenta un punto di riferimento per il fine vita. Con la nuova normativa, le Aziende sanitarie dovranno attrezzarsi per gestire anche le richieste di suicidio medicalmente assistito, garantendo quei passaggi di verifica, il parere del comitato etico, la valutazione multidisciplinare, che la sentenza della Consulta esige.

L'associazione Luca Coscioni ha esultato, parlando di «successo a fronte della paralisi del Parlamento». Vero è che nel silenzio di Roma, le regioni stanno tracciando la strada. E l'Emilia-Romagna, la nostra Emilia-Romagna, ha scelto di percorrerla fino in fondo, con tutte le cautele del caso ma anche con la determinazione di chi non vuole più lasciare le persone sole davanti al dolore più grande.

Visualizza le fonti dell'articolo


Ti è piaciuto questo articolo? Ricevi ogni giorno le notizie di Carpi alle 17:30, direttamente nella tua email.

Gratis. Disiscrizione con un click.

🏛️

Assistente Ombra

Online