Ci sono vertenze sindacali che si consumano in pochi giorni, e altre che sembrano fatte apposta per entrare nei libri di storia. Quella tra i lavoratori dell'Hesperia Hospital di Modena e del Diagnostic Center di Carpi e la proprietà, il Gruppo Garofalo, appartiene decisamente alla seconda categoria. L'incontro tenutosi questa mattina, giovedì 23 luglio, in Prefettura si è concluso con una fumata nera che sa di occasione sprecata.
Il tavolo che non ha unito
Nonostante le aspettative di conciliazione, la riunione non ha prodotto alcun passo avanti. I rappresentanti della proprietà non hanno fornito risposte soddisfacenti alle richieste del sindacato e dei lavoratori. Al centro del contendere c'è un nodo che si trascina da troppo tempo: il rinnovo del contratto integrativo aziendale, scaduto ormai da ben sedici anni. Un'anomalia che, in un'azienda quotata in Borsa come Garofalo Health Care, realtà da 38 strutture in 8 regioni italiane, suona come un campanello d'allarme difficile da ignorare.
E poi c'è la questione, più vicina a casa nostra, del buono pasto per la sede di Carpi. Il Diagnostic Center di via 3 Febbraio, attivo nella nostra città dal 1979 e accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale, è parte integrante di questa vertenza. I suoi lavoratori attendono ancora il riconoscimento di un diritto che altrove è scontato.
Le richieste sul tavolo
Durante l'incontro, i delegati dei lavoratori hanno messo in fila le criticità: dalla mancata proposta di un piano di assunzioni per coprire assenze per malattia e permessi, alla definizione di un budget per valorizzare le professionalità. Un paradosso, se si considera che il Gruppo Garofalo ha investito risorse significative nelle infrastrutture e che l'Hesperia Hospital di Modena è riconosciuto come centro di eccellenza nazionale in cardiochirurgia, con il più basso tasso di mortalità in Italia secondo il Programma Nazionale Esiti.
La Fp Cgil di Modena ha espresso il proprio disappunto per l'assenza di risposte concrete e ha annunciato l'intenzione di procedere legalmente per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori. Priorità assoluta, ha ribadito il sindacato, resta la tutela del personale infermieristico nei casi di demansionamento, una ferita aperta che tocca la dignità professionale di chi ogni giorno garantisce assistenza ai pazienti.
La mobilitazione non si ferma
Il sindacato ha già proclamato nei giorni scorsi lo stato di agitazione in entrambe le strutture e non esclude il ricorso allo sciopero. La situazione rimane in stallo, alimentando una tensione che grava sul contesto della sanità locale in un momento già delicato per il settore. Da una parte c'è un colosso della sanità privata che macina investimenti e risultati economici, dall'altra lavoratori che chiedono semplicemente il rispetto di diritti contrattuali rimasti sulla carta per un tempo davvero troppo lungo.
La palla ora torna al Gruppo Garofalo. La speranza è che il silenzio di oggi non sia il preludio a un'estate di conflitto.