"Se non sposi l'uomo che abbiamo scelto per te, ti ammazziamo". Una minaccia ripetuta per mesi, tra le mura di casa, a Carpi. La vittima è una giovane pakistana di vent'anni, segregata, isolata dal mondo e dal fidanzato che aveva scelto da sola, picchiata dalla madre, controllata notte e giorno. Temeva di fare la fine di Saman Abbas, la diciottenne di Novellara uccisa dalla propria famiglia nel 2021 per aver rifiutato un matrimonio combinato. Per questo, con un coraggio che le è costato mesi di sofferenza, ha deciso di denunciare.
La denuncia e gli arresti
I fatti contestati si sarebbero svolti tra l'aprile e il settembre dell'anno precedente a Carpi. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la ragazza era stata segregata in casa dopo che i genitori avevano scoperto la sua relazione con un connazionale. Le era stato vietato di uscire senza un familiare al fianco, le era stato sottratto il telefono, le erano stati impediti qualsiasi contatto con l'esterno e soprattutto con il fidanzato. "Se chiami le forze dell'ordine ti ammazziamo" avrebbero aggiunto i parenti, stringendo ancora di più il cerchio.
Lo scorso giugno la ragazza era riuscita a fuggire. Si era rivolta prima a un centro antiviolenza, poi agli agenti del commissariato di Carpi, che l'avevano immediatamente messa in protezione. Per i familiari era scattato l'arresto. Il cugino, un 31enne domiciliato a Bagnolo in Piano, nel reggiano, era stato fermato al suo rientro dal Pakistan. La procura aveva chiesto per tutti la custodia cautelare in carcere.
Il processo: genitori patteggiarono, cugino a giudizio
Tutti gli imputati rispondono di tentata costrizione o induzione al matrimonio ai sensi dell'articolo 558-bis del codice penale, introdotto con il cosiddetto "Codice Rosso" nel 2019, e di maltrattamenti in famiglia. Il reato di costrizione al matrimonio prevede la reclusione da uno a cinque anni, con pene più severe se la vittima è minorenne.
I genitori hanno scelto la via del patteggiamento, ottenendo una pena concordata a un anno e otto mesi. Il cugino, invece, ha affrontato il dibattimento: nelle ultime udienze sono stati sentiti la parte civile e i testimoni del pubblico ministero. Il giudice ha anche accolto la richiesta di modifica della misura cautelare nei suoi confronti: da braccialetto elettronico con divieto di avvicinamento alla firma periodica presso i carabinieri. Il cugino è difeso dall'avvocato Giuseppe Caldarola.
La ragazza si è "riappacificata" con la famiglia, ma il processo continua
In aula la giovane ha ritirato la propria costituzione di parte civile, dichiarando di essersi riconciliata con i familiari. Una circostanza che non ferma però il corso della giustizia: i reati contestati sono perseguibili d'ufficio, il che significa che il processo va avanti indipendentemente dalla volontà della vittima. La sentenza per il cugino è attesa nei prossimi mesi.
La vicenda richiama inevitabilmente il caso di Saman Abbas, la giovane di origini pakistane residente a Novellara che nel maggio 2021 fu uccisa dalla propria famiglia per aver rifiutato un matrimonio imposto. Nel 2025 la Corte d'Assise d'Appello di Bologna ha confermato l'ergastolo per i genitori e i cugini, inasprendo la pena allo zio. Quella storia aveva scosso l'intera Emilia-Romagna e reso evidente quanto il fenomeno dei matrimoni forzati sia una realtà anche nel cuore della Pianura Padana. La ragazza di Carpi lo sapeva bene: e proprio quella consapevolezza le ha dato la forza di chiedere aiuto.