A palazzo Brusati, sede storica della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, si cambia. Ma con molta calma, e soprattutto con molta continuità. Il Consiglio di Amministrazione, unico organo di vertice rimasto al mandato quadriennale dopo l'applicazione del cosiddetto accordo ACRI-MEF del 2015, che ha allungato a sei anni i mandati del Presidente e del Consiglio di Indirizzo, decade al completo dopo l'approvazione del bilancio dell'esercizio 2025. Tocca ora al Consiglio di Indirizzo votare una o più liste di sei nomi, escluso il Presidente.
Fuori in due, per obbligo statutario
Il Regolamento, aggiornato nel maggio scorso, stabilisce regole precise: ogni Consigliere di Indirizzo e lo stesso Presidente possono presentare candidature o liste. In passato, come ricordano bene i carpigiani che seguono queste vicende, questo meccanismo ha dato vita a vere e proprie battaglie di potere, con trattative, alleanze e compromessi dell'ultima ora. Questa volta, almeno nelle intenzioni dichiarate, non dovrebbe essere così.
Il presidente, Ascari, avrebbe già fatto sapere, attraverso canali informali, che l'assetto attuale verrà sostanzialmente confermato. Le uniche uscite riguardano due consigliere che non possono più essere rielette, avendo già completato due mandati consecutivi: limite invalicabile secondo lo statuto.
Chi esce e chi potrebbe entrare
La prima è Tamara Gualandi, già presidente della CNA Carpi, espressione del mondo dell'artigianato e delle piccole imprese. Al suo posto dovrebbe subentrare un'altra esponente dello stesso ambiente associativo: il posto, in base a un accordo informale tra CNA, LAPAM e Confindustria, e con uno sguardo di coerenza verso le altre tre Fondazioni bancarie della provincia di Modena, parrebbe destinato nuovamente alla rappresentanza artigianale e imprenditoriale.
La seconda uscente è Anna Navi, commercialista di Novi con studio a Carpi, indicata a suo tempo dal Comune di Novi. In virtù di un patto di alternanza territoriale consolidato, la sua successione potrebbe spettare a un'esponente selezionata dal Comune di Soliera.
La diocesi resta a guardare
Qualcuno, in ambienti vicini alla diocesi di Carpi, avrebbe già cominciato ad agitarsi in vista della scadenza, immaginando forse che questo rinnovo potesse aprire spazi più ampi. Ma il presidente Ascari avrebbe fatto capire con chiarezza, a chi di dovere, che sovvertimenti totali non sono all'ordine del giorno. Non questa volta.
Un potere discreto ma concreto
Vale la pena ricordare perché tutto questo conta. La Fondazione CR Carpi non è un ente decorativo. È una delle fondazioni bancarie di piccola-media taglia del distretto modenese, con un patrimonio investito in parte in Banco BPM, di cui risulta tra i soci del patto di stabilità, e con una attività erogativa che finanzia cultura, sociale, ricerca e welfare del territorio carpigiano ogni anno. Chi siede in quel CdA decide dove vanno le risorse, quali progetti finanziare, quali soggetti del territorio sostenere. Non è poca cosa.
Che il rinnovo avvenga senza scossoni, in apparenza concordato in anticipo dal presidente, è dunque una scelta politica precisa: continuità di gestione, stabilità degli equilibri, nessun ribaltamento. Pragmaticamente, si può valutare come un segno di solidità istituzionale o come l'ennesima conferma che certe poltrone cambiano nome ma raramente cambiano natura. Il giudizio, come sempre, spetta ai carpigiani.