C'è un orologio che ticchetta, e nel mondo delle multiutility il tempo che passa senza decisioni è quasi sempre tempo guadagnato da qualcun altro. Lo sa bene il Comitato Aimag per il territorio, che questa mattina è tornato a farsi sentire con la determinazione di chi ha già visto troppe volte le cose sfuggire di mano nell'ultimo miglio.
La presidente Giliola Pivetti ha aperto i lavori usando una metafora geologica tanto precisa quanto efficace: il Comitato è un fiume carsico, scorre sottotraccia ma non si ferma mai. E quando riemerge, di solito c'è una ragione urgente. Stavolta le ragioni sono almeno tre, tutte con una data stampata sopra.
Le scadenze che nessuno può ignorare
Entro il 30 giugno 2026 il Consiglio di Amministrazione del Gruppo Aimag dovrà presentare all'assemblea dei soci il bilancio dell'esercizio 2025. Subito dopo, o con qualche settimana di slittamento come già è accaduto in passato, lo stesso CdA decadrà e dovrà essere rinnovato. Ma prima ancora, il 13 maggio, la Commissione consiliare del Comune di Carpi è convocata per deliberare l'approvazione e l'autorizzazione alla sottoscrizione del Patto di Sindacato: lo strumento indispensabile perché i soci pubblici della multiutility possano presentarsi uniti in assemblea e contare davvero.
È in questo contesto che Pivetti ha lanciato un segnale di allerta: «C'è la sensazione che qualcosa si stia muovendo, accompagnato da un senso di fretta che non è mai buona consigliera, perché la fretta significa spesso essere posti di fronte al fatto compiuto». Una frase che vale più di un comunicato stampa.
Nove mesi dopo la sentenza della Corte dei Conti
A fare il punto della situazione è stato Alberto Silvestri, ex sindaco di San Felice sul Panaro, da sempre anima tecnica del Comitato. Sono trascorsi quasi nove mesi dalla sentenza con cui la Corte dei Conti dell'Emilia-Romagna ha bocciato l'accordo tra Aimag e Hera, un'intesa che avrebbe previsto l'ingresso di Hera nel capitale sociale di Aimag dal 25 fino al 41 per cento, in cambio della cessione del 45% di una nuova società per la gestione del ciclo idrico integrato della provincia di Modena, con un piano di investimenti da oltre 250 milioni di euro tra il 2025 e il 2028. Un progetto ambizioso sulla carta, ma giudicato non conforme dalle toghe contabili.
Da allora il dibattito sul futuro di Aimag non si è mai davvero spento, alimentato ogni volta dalla prospettiva di gare per le concessioni che sembrano sempre imminenti ma non arrivano mai al bando. Un limbo che fa comodo a qualcuno, meno ai cittadini.
I conti tornano, ma il modello è in discussione
Silvestri ha sgombrato il campo da un equivoco ricorrente: la situazione finanziaria del Gruppo Aimag, descritta come drammatica da alcune fonti in passato, è oggi smentita dai numeri. L'azienda si avvia a chiudere l'esercizio in corso con un utile prima delle imposte di circa 84-85 milioni di euro, un risultato che era stato proiettato per il 2028. In sintesi: Aimag sta bene, meglio delle previsioni e molto meglio di come veniva dipinta da chi aveva fretta di giustificare operazioni straordinarie.
Il nodo, però, non è la salute dei conti. È il modello. Aimag gestisce servizi energetici, ambientali e tecnologici per 14 Comuni della provincia di Modena e 7 Comuni dell'Oltrepò Mantovano, con sede a Mirandola. Competere su questo mercato richiede alleanze industriali, questo il Comitato lo riconosce senza problemi. Ma alleanze con chi, e a quali condizioni?
La questione Hera: un concorrente nel CdA
Qui sta il cuore della posizione espressa questa mattina, e non è una posizione di poco conto. Il Comitato solleva per la prima volta in modo esplicito la questione della presenza di Hera nel Consiglio di Amministrazione di Aimag. La logica è semplice e difficile da confutare: la rappresentanza di un socio privato nel CdA di una multiutility pubblica ha senso se esiste un accordo industriale sottostante. Con Hera, quell'accordo non c'è mai stato. Anzi, Hera è a tutti gli effetti un concorrente di Aimag sul mercato dei servizi di pubblica utilità.
Il Comitato non demonizza Hera in quanto tale, e lo dice chiaramente: altri alleati sono ben accetti, purché non si intacchi il principio fondante, vale a dire il primato del pubblico. Tradotto in parole comprensibili per i cittadini di Carpi e dell'area modenese: i servizi di pubblica utilità devono rispondere prima di tutto alla qualità della vita delle persone, non alla logica del dividendo. Un socio privato con la maggioranza, ragiona il Comitato, avrebbe un obiettivo diverso. E queste due cose, per Silvestri, sono difficilmente compatibili.
Un'aria nuova tra i sindaci?
Il tono conclusivo di Silvestri è stato tuttavia meno battagliero del solito. Qualcosa, tra gli amministratori dei Comuni soci, starebbe cambiando. Circolerebbe «un'aria nuova», più sensibile alla qualità dei servizi che non alle logiche di profitto, anche grazie al lavoro di persuasione che il Comitato ha svolto con pazienza, sia pure con fatica, nei confronti dei sindaci del territorio.
Il nuovo Patto di Sindacato non è ancora noto nei suoi contenuti, ma il voto del Consiglio comunale di Carpi del 13 maggio sarà un primo termometro. Quello che è certo è che il rinnovo del CdA sarà il momento della verità: si capirà allora chi ha davvero recepito il messaggio del fiume carsico, e chi invece attendeva solo che l'acqua scorresse via silenziosa.
In una stagione politica in cui le multiutility locali sono ovunque nel mirino di grandi aggregazioni industriali, la partita di Aimag vale ben più dei confini della pianura modenese. Vale come modello. E i modelli, una volta ceduti, difficilmente tornano indietro.