Un modello che mette al centro la persona, i suoi affetti e la relazione con chi la cura ogni giorno. A Modena la pianificazione condivisa delle cure nelle fasi più delicate della malattia è già realtà quotidiana, e ora lo certifica uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Recenti Progressi in Medicina.
La ricerca, condotta da professionisti dell’Azienda USL di Modena, ha analizzato il lavoro della rete locale di cure palliative domiciliari. Il dato più significativo è che in oltre 6 casi su 10 (il 62%) i pazienti hanno un percorso di pianificazione condivisa, che permette di definire in anticipo obiettivi, preferenze e decisioni assistenziali.
Una squadra attorno al paziente
Queste scelte non sono mai solitarie. Il percorso coinvolge sempre il medico di medicina generale e il paziente, con una partecipazione molto alta dei familiari (87%) e degli infermieri (61%). Una presa in carico corale, costruita nel tempo e nella relazione di fiducia.
Tra gli autori figurano Paolo Vacondio, responsabile della Rete locale di cure palliative, Katia Assimakis e Lucia Cavazzuti del Dipartimento di Cure Primarie, insieme ai medici di medicina generale Alice Serafini, Anna Tusini, Maria Grazia Bonesi e Marco Bonfatti.
Il parere dell'esperto
Ad accompagnare lo studio c'è un editoriale firmato da uno dei maggiori esperti del settore, il medico intensivista e palliativista Luciano Orsi, che parla esplicitamente di un modello concreto: la pianificazione condivisa delle cure, spesso considerata difficile da applicare, «non è una chimera», ma una pratica realizzabile nella medicina territoriale.
Una sfida aperta
Un risultato tutt'altro che scontato, considerato che a livello nazionale l'applicazione di questi strumenti, previsti dalla legge sul consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento, è ancora disomogenea e spesso limitata. Il caso di Modena dimostra invece che, con formazione e organizzazione, è possibile portare questi percorsi nella quotidianità dell'assistenza.
Dallo studio emerge anche una sfida per il futuro: rafforzare il confronto sui temi più complessi, come le decisioni sui trattamenti nelle fasi avanzate e la sedazione palliativa, ancora meno affrontati rispetto ad altri aspetti.