A Carpi, Novi e Soliera la campanella suonerà tra una settimana, ma prima che i banchi si ripopolino, da lunedì 31 agosto a lunedì 14 settembre, le scuole apriranno le porte per due settimane di laboratori che sanno di gioco, corsa all'aria aperta e, soprattutto, di inglese. Il progetto si chiama Scuole aperte ed è la scommessa dell'Unione Terre d'Argine per arginare la povertà educativa, quella che si insinua nelle estati in cui i bambini non hanno niente da fare e le famiglie non hanno alternative.
L'idea è semplice: togliere l'inglese dalla cattedra e metterlo in campo, dentro attività ludiche e ricreative in cui la grammatica non fa paura. Poi arte, musica, sport e laboratori tecnico-scientifici, il tutto nel clima di benessere relazionale che la scuola tradizionale spesso promette e non sempre mantiene. A presentarlo, nella mattinata di oggi, lunedì 24 agosto, sono state le dirigenti dei sette istituti comprensivi, statali e paritari, del territorio.
La scommessa contro la povertà educativa
Lo ha spiegato Daniela Tebasti, sindaca di Campogalliano e assessora alle Politiche scolastiche dell'Unione Terre d'Argine: l'iniziativa è finanziata con 152 mila euro della Regione Emilia-Romagna e punta a offrire servizi extrascolastici di qualità e gratuiti ai bambini della primaria. Le famiglie sono state informate attraverso i canali interni dei singoli istituti, fino a raccogliere 647 iscrizioni, di cui 468 nella sola Carpi. Un numero che dice molto di un bisogno reale, quello di tenere i ragazzini lontani dallo schermo e vicini alle relazioni vere.
All'IC Carpi Zona Centro, guidato da Marzia Boni, il percorso si intreccia con il progetto 'Il Passaporto dell'Esploratore', che dal 7 all'11 settembre porterà gli alunni di quarta e quinta a misurarsi con inglese, francese e tedesco, con i formatori specializzati del centro RedRob di Soliera. Sessanta gli iscritti per una settimana, a conferma che l'inglese non basta più: si vogliono assaggiare anche le altre lingue, senza l'ansia del voto.
Sette istituti, 647 bambini, conti alla mano
Le risorse assegnate non sono un dettaglio, ma la contabilità precisa di un impegno pubblico. L'IC Carpi 2 di Chiara Penso riceve 42.836 euro per 178 alunni, sette dei quali con disabilità, per due settimane piene. L'IC Carpi Zona Nord di Federica Ansaloni ne ottiene 39.509 per 172 alunni, otto con disabilità, su una o due settimane. L'IC Gasparini di Novi, diretto da Giovanna Manfredi, ha a disposizione 12.684 euro per 51 alunni, tre con disabilità. L'IC Soliera di Cristina Belmonte riceve 34.934 euro per 128 alunni, dieci con disabilità, su due settimane. Ai due Istituti Comprensivi Paritari, le Figlie della Divina Provvidenza di Maria Martoni e il Sacro Cuore di Claudio Cavazzuti, vanno complessivamente 14.763 euro per 59 alunni, tre con disabilità. Manca l'Istituto comprensivo Carpi 3, quello che ha il suo punto di riferimento nella scuola 'Margherita Hack', già impegnato in numerose altre attività extrascolastiche.
Il dato da non trascurare è la copertura per gli alunni con disabilità, 33 in totale se si sommano le diverse dotazioni, con risorse che non vengono tagliate ma in certi casi sottodimensionate rispetto alle richieste. Basti pensare che l'IC Carpi Zona Centro aveva chiesto 8.375 euro e ne ha ottenuti 6.966, sette su dieci. La Regione finanzia, ma non tutto.
Il nodo del personale Ata e il conto che resta allo Stato
Un secondo protocollo, interistituzionale, è stato firmato tra Unione e istituti per incentivare il personale scolastico Ata, cioè collaboratori scolastici, assistenti amministrativi e ausiliari. Lo strumento è quello delle cosiddette funzioni miste: il lavoro di supporto logistico, custodia, pulizia e gestione amministrativa viene svolto dal personale interno alle scuole statali su base volontaria. In sostanza, però, questo personale continua a pagarlo lo Stato.
È una soluzione pragmatica, che consente all'Unione di non aggiungere ulteriori costi per la custodia e la pulizia delle strutture, ma solleva un interrogativo: se l'investimento regionale serve ad arginare la povertà educativa, il contributo dei collaboratori scolastici in regime volontario resta una toppa più che una scelta strutturale. La buona volontà degli Ata è preziosa, ma non può diventare il sottinteso economico di un progetto educativo.
Il banco di prova vero sarà il 14 settembre, quando le due settimane si chiuderanno. Allora si capirà se Scuole aperte è destinata a diventare una consuetudine del calendario scolastico o una parentesi ben finanziata. Per i 647 bambini che parteciperanno, e per le loro famiglie, il valore è già lì: una scuola che apre prima, che profuma di sport e di inglese, che trasforma il ritorno sui banchi in un arrivo meno brusco. Ai numeri spetta il compito di dimostrare, nei prossimi anni, se il gioco riesce a vincere anche contro la povertà educativa.