Una serata di pattuglia, qualche grammo di hashish e un volo per Tunisi: la storia di un 31enne che Carpi non tratterrà


Una serata di pattuglia, qualche grammo di hashish e un volo per Tunisi: la storia di un 31enne che Carpi non tratterrà

Era la sera del 13 maggio, una di quelle serate in cui i Carabinieri dell'Aliquota Radiomobile del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Carpi girano per le strade con gli occhi aperti, in cerca di chi pensa di poterla fare franca. La missione era quella di sempre: prevenire i reati predatori, tenere d'occhio i movimenti sospetti, presidiare una città che vuole sentirsi sicura.

Il risultato di quella serata porta un nome, un'età e una nazionalità: un uomo di 31 anni, tunisino, fermato con alcuni grammi di hashish addosso. La sostanza è stata sequestrata, come da prassi. Ma è quello che è venuto fuori dopo, dagli accertamenti, a dare alla vicenda un peso diverso.

Non era la prima volta

L'uomo era irregolare sul territorio nazionale. Non solo: era già destinatario di precedenti ordinanze di espulsione, il che significa che l'Italia aveva già detto no, e lui era ancora qui. Segnalato alla Prefettura per l'illecito amministrativo previsto dalla normativa sugli stupefacenti, il giorno successivo è stato accompagnato al Centro di Permanenza per il Rimpatrio di via Corelli a Milano, struttura che i più conoscono con l'acronimo CPR.

E qui vale la pena fermarsi un momento, perché il CPR di Milano non è esattamente un luogo di cui si parla volentieri. Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura, nel suo 34° rapporto annuale pubblicato nell'aprile 2025, ha denunciato condizioni definite inumane in carceri e CPR italiani. Il sovraffollamento strutturale, le difficoltà igienico-sanitarie, i tempi di trattenimento che si allungano: sono criticità documentate, non polemiche da bar.

Rimpatriare in Tunisia: più facile a dirsi che a farsi

L'Italia ha un accordo bilaterale con la Tunisia risalente al 5 aprile 2011, che dovrebbe consentire i rimpatri forzati. Nella pratica, il meccanismo è lento, macchinoso e spesso inefficace. Secondo i dati del Ministero dell'Interno, nel solo anno 2023 su 2.506 persone rimpatriate via charter, ben 2.006 erano di nazionalità tunisina: la Tunisia è di gran lunga la prima destinazione dei voli di espulsione. Settanta dei 106 voli charter effettuati quell'anno erano diretti proprio lì.

Eppure, nonostante i numeri e gli accordi, il sistema mostra crepe evidenti: se un uomo di 31 anni è già stato destinatario di precedenti ordinanze di espulsione e si trovava ancora a Carpi, qualcosa nel meccanismo non ha funzionato. Non una volta, ma più volte.

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