In sella a una bici con l'hashish in tasca: la Polizia ferma la routine di uno spacciatore


In sella a una bici con l'hashish in tasca: la Polizia ferma la routine di uno spacciatore

Ci sono gesti che tradiscono un'intera vita. Uno scatto improvviso, un movimento goffo della mano, un involucro che vola a terra. È bastata una frazione di secondo, sabato 18 luglio, a un uomo di 53 anni in sella a una bicicletta, per capire che quella non sarebbe stata una mattinata come le altre. Siamo in zona stazione ferroviaria a Carpi, un quadrante che i cittadini conoscono bene, spesso al centro di cronache e preoccupazioni, e che le forze dell'ordine tengono costantemente sotto la lente.

La pattuglia del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Carpi stava effettuando uno dei tanti controlli di routine quando ha incrociato lo sguardo del ciclista. Lui, conosciuto nelle carte della questura, ha avuto un attimo di esitazione. Poi ha tentato il gesto che lo ha tradito: si è disfatto di un involucro, lanciandolo via come ci si libera di un pensiero molesto. Recuperato dagli agenti, quel pacchetto si è rivelato contenere 34,6 grammi di hashish. Un panetto considerevole, non certo la scorta per uso personale. Addosso, l'uomo aveva anche 300 euro in contanti, banconote di vario taglio, il tipico registratore di cassa di chi vende a piccole dosi.

Il tesoretto nascosto a Reggio Emilia

Ma il vero colpo di scena doveva ancora arrivare. Come da prassi, gli investigatori hanno esteso la perquisizione all'abitazione dell'uomo, situata in provincia di Reggio Emilia. Qui, tra le mura domestiche, è saltato fuori un vero e proprio campionario: altri 9,5 grammi tra marijuana, hashish e cocaina, oltre a un bilancino di precisione e alla somma di 1.700 euro in contanti. Duemila euro complessivi, il guadagno di un'attività illecita che sembrava ben oliata, capace di rifornire un pezzo di piazza carpigiana partendo da un'altra provincia. Un pendolare dello spaccio, verrebbe da dire con amara ironia.

Il giudice e la misura restrittiva

La vicenda si è chiusa questa mattina, lunedì 20 luglio, nelle aule del Tribunale di Modena. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha convalidato l'arresto, ma ha scelto una strada diversa dal carcere: per il 53enne è scattato il divieto di dimora in tutta la provincia di Modena e l'obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria. Una misura che, da un lato, allontana lo spacciatore dal luogo in cui operava, ma dall'altro lascia aperto un interrogativo che spesso serpeggia tra i residenti: basterà a scoraggiare un'attività così redditizia? Con oltre duemila euro in contanti e una rete di contatti già collaudata, il rischio che il testimone passi semplicemente di mano è una preoccupazione concreta con cui il territorio deve fare i conti.

Resta il fatto che l'operazione del Commissariato di Carpi ha centrato l'obiettivo: interrompere, almeno per ora, un flusso di sostanze che dalla provincia reggiana arrivava dritto sotto i portici e nei parchi della nostra città. Un buon lavoro di polizia, che merita un applauso, ma anche uno spunto di riflessione su quanto sia capillare e resiliente il mercato della droga, capace di spostarsi da una provincia all'altra adattandosi ai controlli.

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