Undici giorni di speranza, poi il silenzio. Nicolas se ne va a 17 anni, e la sua famiglia regala vita


Undici giorni di speranza, poi il silenzio. Nicolas se ne va a 17 anni, e la sua famiglia regala vita

Ci sono notizie che si scrivono a fatica, con la consapevolezza che le parole non basteranno mai a contenere il dolore di una famiglia. La storia di Nicolas Caliendo è una di queste. Dopo undici giorni di agonia, il cuore di questo ragazzo di 17 anni ha smesso di battere ieri pomeriggio all'ospedale Maggiore di Bologna. E nel momento più buio, i suoi genitori hanno compiuto un gesto che dice molto di chi erano, di chi è stato Nicolas: hanno detto sì alla donazione degli organi.

Quella notte sulla Statale Romana Nord

Era la notte tra giovedì 9 e venerdì 10 luglio. Nicolas, residente a Rolo, in provincia di Reggio Emilia, era stato a Carpi da alcuni amici. Prima di rimettersi in sella alla sua Yamaha 125 per tornare a casa, aveva fatto quello che faceva sempre: aveva avvisato i genitori con una telefonata. «Arrivo», avrà detto. Invece non è mai arrivato.

Sulla Statale Romana Nord, nel tratto tra Fossoli e Novi, poco prima del ristorante La Zanzara, qualcosa è andato storto. La moto è finita fuori strada, nel fosso a lato della carreggiata, nascosta dalla fitta vegetazione estiva. Nicolas è rimasto lì per ore, prima che qualcuno si accorgesse di lui e facesse scattare i soccorsi. Trasportato d'urgenza al Maggiore di Bologna, le sue condizioni erano apparse subito disperate.

Uno studente del Meucci, un ragazzo come tanti

Nicolas frequentava il corso di Amministrazione, Finanza e Marketing all'istituto Antonio Meucci di Carpi. Aveva appena concluso la quarta. A settembre avrebbe dovuto iniziare la quinta, l'ultimo anno, quello dei sogni e dei progetti, quello in cui si comincia a immaginare il futuro da adulti. I suoi compagni di classe lo aspettavano, i professori pure. Invece non ci sarà nessun primo giorno di scuola, per lui.

A Rolo, il paese della Bassa reggiana dove Nicolas viveva con i genitori e i tre fratelli, la notizia ha gelato tutti. Perché quando muore un ragazzo di diciassette anni, non è solo una famiglia a piangere: è un'intera comunità a sentirsi più povera.

Strade maledette: il tragico precedente di Daniela Bulgarelli

C'è un dettaglio che rende questa vicenda ancora più amara. Appena il pomeriggio prima, giovedì 9 luglio, sullo stesso tratto di strada aveva perso la vita Daniela Bulgarelli, 71 anni, di Novi. La donna, presumibilmente a causa di un malore, aveva invaso la corsia opposta scontrandosi frontalmente con un camion. È morta prima di arrivare all'ospedale. Due vite spezzate a distanza di poche ore, sullo stesso asfalto. Una coincidenza che fa riflettere, e che forse meriterebbe un'attenzione diversa da parte di chi quella strada la gestisce.

L'estremo dono

Nel silenzio di una stanza d'ospedale, mentre il mondo fuori continuava a girare, mamma e papà Caliendo hanno preso la decisione più difficile e più generosa che un genitore possa prendere: donare gli organi del proprio figlio. Perché la morte di Nicolas, se un senso può averlo, è anche in questo: nella possibilità che altri bambini, altri ragazzi, altre persone possano continuare a vivere grazie a lui. Non c'è consolazione che tenga, ma c'è una grandezza d'animo che merita di essere raccontata.

Nicolas Caliendo avrebbe compiuto 18 anni tra pochi mesi. Non li compirà mai. Ma qualcosa di lui continuerà a battere, da qualche parte. E questo, in mezzo a tanto buio, è l'unica luce che resta.

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