Tre candidati per ogni posto disponibile. È il dato che fotografa meglio l'interesse dei professionisti sanitari verso il nuovo Corso di Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche Specialistiche nelle Cure Primarie e Infermieristica di Famiglia e di Comunità, attivato dall'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia nella sede modenese e nato dalla collaborazione con l'Azienda USL di Modena. A fronte di 48 posti sono arrivate 153 domande, sul totale di 276 pervenute per le due sedi di Modena e Reggio Emilia. Le lezioni prendono il via il 5 novembre.
Il corso, della durata di due anni, nasce dentro una riforma nazionale: il Decreto Ministeriale 159/2026 ha istituito la nuova classe LM/SNT1-B, dedicata alle Scienze Infermieristiche Specialistiche, e Unimore ha avviato il percorso già dall'anno accademico 2026/2027, rientrando nella prima rete nazionale di 14 atenei che hanno attivato le nuove lauree magistrali a indirizzo specialistico.
Dal 2024 a oggi, un percorso già collaudato
Non si parte da zero. Il nuovo corso rappresenta l'evoluzione del percorso avviato a Modena nel 2024 con la Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche e Ostetriche con interesse nella Assistenza Territoriale e di Comunità, progetto che aveva collocato Unimore tra le prime tre università italiane ad attivare questo modello formativo. Anche in quel caso le candidature avevano superato nettamente i posti disponibili, e proprio quell'esperienza ha posto le basi per l'attivazione del nuovo indirizzo.
Il programma punta su competenze cliniche, organizzative e gestionali: infermieristica di famiglia e di comunità, gestione delle persone con patologie croniche e fragilità, promozione della salute, teleassistenza e sanità digitale, triage territoriale, ricerca applicata e organizzazione dei servizi di assistenza primaria. L'obiettivo dichiarato è formare professionisti capaci di progettare e coordinare percorsi assistenziali, lavorare in équipe multiprofessionali e usare dati e strumenti per migliorare la qualità delle cure.
La formazione entra nelle Case della Comunità
È qui che la notizia tocca da vicino anche i cittadini di Carpi. Una parte significativa del percorso sarà dedicata alle attività pratiche: laboratori, tirocini e project work si svolgeranno nei principali servizi della sanità territoriale dell'Azienda USL di Modena, tra cui le Case della Comunità, le Centrali Operative Territoriali, le Cure Intermedie, l'assistenza domiciliare e le reti clinico-assistenziali.
Le Case della Comunità, come le descrive la stessa Ausl, sono strutture dove i servizi di assistenza primaria si integrano con quelli specialistici, ospedalieri, della sanità pubblica, della salute mentale e con i servizi sociali e del volontariato, con medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti, infermieri, ostetriche e assistenti sociali che lavorano in modo integrato. Formare lì i futuri infermieri specialisti significa preparare personale già abituato al modello di prossimità che la provincia sta costruendo.
Le voci dell'Ateneo e dell'Azienda sanitaria
"L'attivazione di questo Corso di Laurea Magistrale testimonia la volontà condivisa dell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e dell'Azienda USL di Modena di investire nella formazione di professionisti altamente qualificati, in grado di rispondere alle sfide della sanità territoriale con competenze avanzate, visione interdisciplinare e capacità di innovazione", sottolinea la professoressa Annalisa Bargellini, Presidente del Corso di Laurea Magistrale. "È un progetto che rafforza il legame tra Università e servizi, mettendo la formazione al centro dello sviluppo del sistema sanitario e della tutela della salute della comunità."
"Questa nuova Laurea Magistrale rappresenta un'importante opportunità di crescita professionale per gli infermieri e rafforza il ruolo di Modena nella formazione delle professioni sanitarie, contribuendo a preparare figure sempre più qualificate per rispondere ai bisogni di salute della comunità", osservano Maria Cristina Tarantino, Direttrice Assistenziale Ausl, e Imma Cacciapuoti, Direttrice della didattica del Corso. "La possibilità di svolgere attività pratiche nelle strutture della nostra sanità territoriale, inoltre, è un valore aggiunto per gli studenti ma anche per il nostro sistema, e contribuisce a rafforzarne l'attrattività per i professionisti."
Il nodo resta il numero
Il giudizio pragmatico sta tutto nei numeri. Da un lato il segnale è positivo e misurabile: l'indirizzo territoriale attrae, e lo fa più dei posti disponibili, segno che tra i professionisti la sanità di prossimità non è più vista come ripiego. Dall'altro, 48 posti su 153 domande significa che due terzi dei candidati restano fuori, mentre l'invecchiamento della popolazione e l'aumento delle patologie croniche, indicati dalle stesse Ausl e Unimore come ragioni del corso, sono tendenze che non aspettano i tempi accademici. Per un territorio come quello carpigiano, dove la tenuta dei servizi di prossimità si misura ogni giorno sulla disponibilità di personale, la vera verifica arriverà tra due anni: quando i primi laureati entreranno nelle Case della Comunità, e si vedrà quanti di loro resteranno davvero sul territorio che li ha formati.