Lavorare e assistere un familiare: dalle Terre d'Argine la proposta di un Patto territoriale per la cura

Nel seminario della Rete Welfare dell'Unione delle Terre d'Argine si è parlato di discriminazione indiretta dei lavoratori caregiver, della nuova prassi UNI per le imprese e del disegno di legge atteso in Senato. Dal confronto è nata la proposta di un Patto territoriale per la cura. Il ciclo si chiude il 18 novembre.

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Lavorare e assistere un familiare: dalle Terre d'Argine la proposta di un Patto territoriale per la cura

Alzarsi presto per assistere un genitore anziano, poi timbrare il cartellino, poi tornare a casa e ricominciare. È la giornata di centinaia di migliaia di lavoratori italiani, e di molti cittadini di Carpi, Campogalliano, Novi e Soliera. Di loro si è parlato giovedì scorso nel seminario "Caregiver e lavoratore: nuove sfide per il welfare", appuntamento del ciclo di incontri che l'Unione delle Terre d'Argine organizza nell'ambito della propria Rete Welfare, con la collaborazione della cooperativa sociale Anziani e non solo.

Secondo le stime sono quasi cinque milioni le persone che in Italia assistono con continuità un familiare anziano, fragile o non autosufficiente, e molte di loro lo fanno affiancando la cura a un'occupazione. Una condizione che rappresenta una delle principali sfide sociali e demografiche del Paese e che il seminario ha scelto di osservare dal punto di vista del lavoro.

Quando le regole neutre penalizzano chi assiste

L'avvocato Salvatore Milianta ha illustrato i recenti sviluppi della giurisprudenza europea e italiana sulla discriminazione indiretta dei lavoratori caregiver, che si verifica quando regole e organizzazione del lavoro, pur apparentemente neutre, finiscono per penalizzare chi ha responsabilità di cura. Da qui l'importanza dell'accomodamento ragionevole, cioè degli adattamenti che il datore di lavoro può mettere in campo per rendere compatibili impiego e assistenza.

Il professor Leonardo Pompa dell'Università di Modena e Reggio Emilia ha presentato una proposta di accompagnamento rivolta alle imprese, pensata come introduzione alla nuova prassi UNI dedicata alla certificazione della conciliazione tra lavoro e responsabilità di cura. Il percorso parte da un'autovalutazione che aiuta le aziende a individuare i miglioramenti organizzativi possibili, mentre la certificazione può favorire innovazione organizzativa, valorizzazione delle risorse umane, riduzione delle disuguaglianze e una collaborazione più stretta tra impresa, servizi territoriali e terzo settore.

Il nodo della legge nazionale

Loredana Ligabue, segretaria di CARER, l'associazione dei caregiver familiari, ha richiamato l'attenzione sul testo in arrivo in Senato. «Nel testo di legge a breve in discussione al Senato sono presenti forti discriminazioni rispetto ai caregiver non conviventi e non vengono introdotte misure realmente innovative per aiutare chi deve conciliare lavoro e cura. Auspichiamo che il dibattito parlamentare possa essere occasione per superare una visione esclusivamente assistenziale del caregiving. L'esperienza delle Terre d'Argine dimostra che quando istituzioni, servizi, imprese, sindacati e associazioni lavorano insieme si possono costruire risposte concrete alla conciliazione tra lavoro e cura. È questo il salto di qualità di cui ha bisogno il Paese: passare dal riconoscimento formale dei caregiver alla costruzione di un ecosistema di diritti, servizi e opportunità che eviti di scegliere tra il lavoro e l'assistenza ai propri cari».

La proposta: un Patto territoriale per la cura

Dal confronto tra amministratori locali, organizzazioni sindacali, cooperazione sociale e associazionismo è emersa la proposta di dare vita a un vero e proprio "Patto territoriale per la cura", in linea con gli orientamenti europei e internazionali che indicano nell'alleanza tra enti locali, sistema dei servizi, imprese e società civile la strada per sostenere i caregiver e favorire la conciliazione tra lavoro e responsabilità di cura.

Il ciclo di seminari si inserisce in un percorso che l'Unione porta avanti da anni, con un sistema integrato che unisce servizi territoriali, iniziative di welfare comunitario e azioni rivolte alle imprese. Tra le tappe più significative c'è l'adesione del Comune di Carpi all'Appello promosso da CARER per il riconoscimento dei diritti dei caregiver lavoratori e per la costruzione di alleanze tra welfare territoriale e welfare aziendale. Vale la pena ricordare che a Carpi lo sportello distrettuale di riferimento per i caregiver, indicato dalla Regione Emilia-Romagna, è gestito proprio dalla cooperativa Anziani e non solo, in via Lenin 55, su appuntamento.

«L'invecchiamento della popolazione e l'aumento delle fragilità richiedono una nuova assunzione di responsabilità collettiva», sottolinea Tamara Calzolari, assessora al Welfare del Comune di Carpi. «I caregiver familiari rappresentano una risorsa essenziale per la tenuta del sistema di welfare e devono essere sostenuti con politiche territoriali, servizi accessibili e una più forte collaborazione tra istituzioni, imprese e mondo del lavoro. Le esperienze maturate nei territori possono offrire indicazioni importanti anche al legislatore nazionale».

Che cosa può cambiare davvero

Il merito di questo percorso è concreto e misurabile su un punto: spostare il tema dei caregiver dal terreno dell'assistenza a quello del lavoro e delle imprese. È qui che si gioca la credibilità del "Patto territoriale per la cura": l'infrastruttura esiste già, la Rete Welfare dell'Unione lavora da anni come laboratorio tra imprese, enti pubblici e organizzazioni non profit del territorio. Il passaggio successivo, quello che i cittadini potranno verificare, è quante aziende delle Terre d'Argine decideranno di avviare l'autovalutazione e il percorso di certificazione, e con quali ricadute per i dipendenti che oggi consumano ferie e permessi per accompagnare un familiare a una visita.

Il ciclo di seminari si concluderà mercoledì 18 novembre con l'ultimo appuntamento in programma per il 2026.

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