Carrozze e cavalli in città: la carovana del Sor-riso fa tappa a Carpi

Martedì 3 novembre sosta cittadina per i 13 equipaggi dell'iniziativa di paradriving che da Modena raggiungerà Verona. Pranzo al Circolo Guerzoni, accoglienza dell'assessora Tamara Calzolari e 24 persone con disabilità salite in carrozza fino a Novi.

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Carrozze e cavalli in città: la carovana del Sor-riso fa tappa a Carpi

Tredici carrozze trainate da cavalli hanno attraversato Carpi martedì 3 novembre, prima tappa del Viaggio del Sor-riso, l'iniziativa di paradriving che da Modena punta a Verona in occasione dei Fieracavalli. La carovana è partita proprio martedì 3 novembre da piazza Roma, nel capoluogo, e arriverà a destinazione venerdì 6 novembre dopo 120 chilometri di strada e il coinvolgimento complessivo di circa duecento persone.

L'obiettivo è dichiarato e concreto: promuovere l'inclusione sociale, la condivisione e l'autonomia delle persone con disabilità attraverso l'interazione con i cavalli e il coinvolgimento delle comunità attraversate. A organizzare sono l'associazione I'm possible e l'azienda agricola Conte Forni, realtà che portano avanti progetti di equitazione integrata sul territorio modenese. Non si tratta di un esperimento improvvisato: la rassegna specializzata Cavallo Magazine documentava già nel 2023 la quinta edizione del viaggio, con la stessa rotta verso la fiera veronese.

La sosta carpigiana

A Carpi i viaggiatori sono stati accompagnati anche dalla Famiglia Pavironica e si sono fermati per il pranzo al Circolo Guerzoni, organizzato dai volontari del circolo. Ad accoglierli è stata l'assessora alle Politiche sociali Tamara Calzolari. Alla carovana si è poi unito un gruppo di 24 persone con disabilità che, insieme agli accompagnatori, è salito sulle carrozze per condividere l'esperienza del viaggio fino a Novi.

Perché conta per la città

Il dato che più parla alla comunità locale è quel 24: ventiquattro persone che per un tratto di strada non sono state spettatrici ma passeggere, dentro un'iniziativa che altrove sarebbe rimasta una sfilata. A renderlo possibile è stata una catena corta e tipicamente carpigiana, fatta di volontari di circolo, associazioni cittadine e amministrazione comunale, capace di trasformare una sosta per il pranzo in un pezzo di percorso condiviso. È la prova pragmatica che l'inclusione, quando c'è una rete che funziona, non ha bisogno di grandi infrastrutture: bastano un cortile, un tavolo apparecchiato e qualcuno che tenga le redini.

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