C'è una data che a Carpi non ha bisogno di spiegazioni. Il 16 agosto, ogni anno, il selciato di Piazza Martiri sembra restituire l'eco di quei colpi di mitra che la sera del 1944 spensero sedici vite. Era un Ferragosto già passato da un giorno, ma di festa non c'era più traccia: le brigate fasciste avevano appena finito di rastrellare un centinaio di persone tra Carpi, Migliarina e Rio Saliceto, come rappresaglia per l'uccisione del colonnello Filiberto Nannini, abbattuto dai gappisti mentre pedalava verso la città. Sedici ostaggi, scelti a caso, furono trascinati all'imbrunire davanti al Castello dei Pio e fucilati. I corpi rimasero esposti fino all'alba successiva, perché tutti vedessero.
Quella piazza oggi porta il nome dei Martiri e domenica 16 agosto 2026, ottantaduesimo anniversario, Carpi torna a inginocchiarsi davanti alla memoria. Non è retorica, è un rito civile che questa comunità conosce bene e che ogni anno rinnova con la stessa compostezza: un filo tesissimo tra passato e presente, tra il dolore dei familiari e la responsabilità di chi oggi amministra.
Il programma della commemorazione
La cerimonia prende il via alle ore 9:00 con la deposizione di una corona al cippo dei Caduti di via Guastalla, uno dei luoghi simbolo di quella stagione di sangue. Un quarto d'ora dopo, alle 9:15, il ritrovo di autorità, familiari delle vittime e cittadini davanti al Monumento ai Caduti di Piazza Martiri. Alle 9:30, la deposizione della corona commemorativa e l'intervento ufficiale del sindaco Riccardo Righi, che anche quest'anno porterà la voce dell'amministrazione in una piazza che è insieme lapide e monito.
A sottolineare la solennità del momento ci sarà il Corpo Bandistico "Città di Carpi", presenza discreta ma capace di dare fiato alle emozioni che le parole, a volte, faticano a trattenere.
L'accesso è libero e aperto a tutti, perché la memoria non ha biglietto d'ingresso. Ottantadue anni dopo, Carpi si ritrova ancora lì, su quel selciato, a fare i conti con la propria storia: non per coltivare risentimenti, ma per ribadire, come recita l'invito del Comune, «l'impegno a salvaguardia di quei valori di libertà, pace e fiducia nel progresso che hanno sempre contraddistinto le sue tradizioni civili». Parole pesanti come macigni, in un tempo che tende a dimenticare in fretta. Qui, evidentemente, si è scelto di fare il contrario.