Carpi cresce, ma la culla è vuota


Carpi cresce, ma la culla è vuota

Carpi cresce. Non di molto, ma cresce. E questa, in un'Italia che da anni perde abitanti come un rubinetto che perde acqua, non è una notizia da buttare via. Al 31 dicembre 2025, i cittadini residenti nel Comune sono 74.965, con un incremento dello 0,88 per cento rispetto all'anno precedente: in cifre assolute, 655 persone in più. Lo dice il report ufficiale «I numeri di Carpi 2025», pubblicato sul sito istituzionale del Comune.

Una buona notizia, dunque. Ma come sempre, i numeri vanno guardati bene in faccia, perché spesso nascondono storie più complesse di quanto non dicano a prima vista.

La culla vuota e il cimitero pieno

La verità, scomoda ma onesta, è che Carpi non cresce grazie ai propri figli. Il saldo naturale, cioè la differenza tra nati e morti, è negativo per 291 unità: nel 2025 sono nati 457 bambini, mentre i decessi sono stati 748. Quasi il doppio. Una forbice che racconta, meglio di mille discorsi, la realtà di una comunità che invecchia.

Gli over 65 sono aumentati dell'1,21 per cento, arrivando a 17.890 persone, vale a dire quasi un carpigiano su quattro. I giovani fino a 14 anni, invece, si mantengono stabili a 9.104 unità, un numero che regge, ma che non basta a invertire la tendenza. Il quadro non è diverso da quello del resto d'Italia: secondo i dati ISTAT, il saldo naturale nazionale è negativo ormai da anni, e il Nord-Est produttivo non fa eccezione.

Chi ci salva i conti: i nuovi arrivati

A tenere in equilibrio la bilancia demografica ci pensa il saldo migratorio, positivo di 946 unità. Sono soprattutto i movimenti dall'estero a fare la differenza: l'immigrazione internazionale ha segnato un incremento di 94 unità rispetto al 2024, mentre i flussi interni tra comuni italiani si mostrano sostanzialmente stabili. Le città con cui Carpi scambia più abitanti sono Modena, Soliera e Novi di Modena; chi invece lascia l'Italia per fortuna cerca altri approdi, con Regno Unito, Francia e Germania come destinazioni privilegiate.

La componente straniera della popolazione è salita al 16,9 per cento del totale, con una crescita del 4,79 per cento rispetto all'anno precedente. Le comunità più numerose sono quelle di origine pakistana, romena e cinese, tre realtà ormai radicate nel tessuto sociale ed economico della città. Non è una novità: la provincia di Modena è da decenni tra le più multiculturali del Paese, con una presenza straniera che alimenta il sistema manifatturiero e il terziario locale.

Sempre più soli: il fenomeno delle famiglie unipersonali

C'è un dato che, più di tutti, dovrebbe far riflettere chi amministra la città e chi ci vive: il numero di famiglie unipersonali è cresciuto del 4,22 per cento, raggiungendo quota 13.596. Quasi quattordicimila carpigiani vivono da soli. Su un totale di 34.227 famiglie (cresciute del 1,74 per cento), quasi una su tre è composta da una persona soltanto.

Non è un fatto esclusivamente carpigiano: tutta Italia registra questo trend, alimentato dall'invecchiamento della popolazione, dai cambiamenti nei modelli familiari e da una mobilità lavorativa che spezza le convivenze. Ma è un campanello d'allarme che merita attenzione, perché la solitudine ha costi sociali e sanitari che non compaiono nei grafici demografici, ma si fanno sentire eccome sui servizi alla persona, sulle politiche abitative, sul welfare.

Un giudizio netto: la crescita è reale, ma fragile

Che Carpi sia attrattiva è fuori discussione: tiene la popolazione, mantiene un saldo positivo, attira nuovi residenti. In un paese che si svuota, non è poco. Ma sarebbe disonesto raccontarlo come un trionfo senza guardare le fondamenta. La crescita dipende quasi interamente dall'immigrazione, la natalità è al lumicino, gli anziani aumentano e sempre più persone vivono sole.

Le amministrazioni che si succedono tendono a presentare i dati demografici positivi come un risultato delle proprie politiche. Ed è comprensibile: in campagna elettorale si vendono speranze, non tabelle ISTAT. Ma i numeri, come diceva qualcuno più saggio di molti sindaci, non hanno colore politico. Quello che serve a Carpi, come al resto del Paese, è una visione di lungo periodo sulle politiche familiari, sull'integrazione, sui servizi agli anziani e sulla lotta alla solitudine urbana. Altrimenti, tra dieci anni, guarderemo di nuovo gli stessi dati e continueremo a fare spallucce.

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