Sei anni di carte bollate per 200mila euro: la sala slot di Carpi perde su tutta la linea


Sei anni di carte bollate per 200mila euro: la sala slot di Carpi perde su tutta la linea

Sei anni di battaglie legali, tre gradi di giudizio e alla fine un risultato che suona quasi come una morale di Esopo: la società di scommesse Allstar, che gestiva una sala slot in via Niccolò Biondo a Carpi, ha perso la sua battaglia per ottenere 200mila euro di risarcimento dal Comune. Il Consiglio di Stato ha chiuso definitivamente la vicenda, confermando che vincere un ricorso non significa automaticamente avere diritto ai danni.

L'ordinanza del 2020 e il primo round

Tutto nasce nel 2020, quando il Comune di Carpi emette un'ordinanza per limitare gli orari di apertura dei centri scommesse e delle sale slot: aperti solo otto ore al giorno, dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 22, con sanzioni amministrative per chi non rispetta le fasce. L'obiettivo dichiarato era contrastare la ludopatia e ridurre l'accesso compulsivo al gioco d'azzardo, in linea con quanto stavano facendo anche gli altri comuni dell'Unione Terre d'Argine, ovvero Soliera, Campogalliano e Novi di Modena.

Non è una battaglia di facciata. I numeri del territorio parlano chiaro: secondo il Quarto Rapporto sull'azzardo legale nell'Unione Terre d'Argine, elaborato da Federconsumatori Modena nell'ambito del progetto "Un Argine all'Azzardo", nel 2024 la raccolta complessiva del gioco d'azzardo nei quattro comuni ha raggiunto una stima tra i 275 e i 277 milioni di euro, pari a circa 3.020 euro per ogni residente maggiorenne, un dato superiore alla media provinciale di 2.770 euro. Carpi da sola rappresenta un polo di forte attrazione, con il 56,2% dell'azzardo ancora concentrato nel canale fisico, cioè slot machine e sale scommesse. L'ordinanza del 2020, insomma, non era un capriccio burocratico.

Il TAR dà ragione alla sala slot, ma solo a metà

La società Allstar non ci sta e porta il Comune davanti al Tribunale Amministrativo Regionale di Bologna. Nel 2021 i giudici annullano l'ordinanza: il Comune aveva sì il diritto di emanarla, ma lo aveva fatto senza un'adeguata istruttoria. Mancavano, in sostanza, le statistiche sulla ludopatia, gli studi sanitari, l'analisi del territorio e una motivazione precisa sulle fasce orarie scelte. Poteva farlo, ma non aveva spiegato perché lo facesse in quel modo e con quelle regole. Una vittoria di forma per la società, dunque, non di sostanza.

La battaglia economica: i 200mila euro che non arriveranno mai

Forte dell'annullamento, Allstar torna in tribunale per reclamare i danni: perdita di guadagni, costi del personale sostenuti inutilmente, perdita di clientela. Il conto presentato è di 200mila euro. Nel 2025 arriva però la risposta dei giudici, e non è quella sperata. La società è stata sì danneggiata da un provvedimento illegittimo, ma non ha fatto tutto il possibile per evitarlo: non ha chiesto la sospensiva cautelare, ovvero quel provvedimento d'urgenza che, se richiesto tempestivamente, avrebbe potuto bloccare l'ordinanza fin da subito, azzerando o riducendo drasticamente il danno.

È un principio giuridico chiaro, quello che emerge dalla vicenda: nel diritto amministrativo, chi subisce un provvedimento illegittimo ha il dovere di attivarsi con tutti gli strumenti disponibili per limitare il danno. Se non lo fa, non può chiedere il risarcimento per i danni che avrebbe potuto evitare. Una regola che esiste anche nel diritto civile comune, ma che in ambito pubblico ha una portata ancora più severa.

Il Consiglio di Stato chiude i conti

La sentenza viene impugnata, ma il Consiglio di Stato, in secondo e ultimo grado, conferma tutto. Il concetto è ribadito con chiarezza: l'annullamento di un atto illegittimo non fa scattare automaticamente il diritto al risarcimento. Chi non usa gli strumenti che la legge mette a disposizione, chi non chiede la sospensiva quando potrebbe farlo, perde il diritto di lamentarsi dei danni che ne derivano.

Sei anni di contenzioso, dunque, si chiudono con un nulla di fatto per Allstar e con una vittoria tutto sommato soddisfacente per il Comune di Carpi, che non dovrà sborsare un euro. Una lezione che vale in due direzioni: per i Comuni, che devono motivare bene i propri provvedimenti anche quando li animano ragioni più che legittime; e per chi impugna quegli atti, che deve sapere usare tutti gli strumenti del diritto, e in tempo.

Nel frattempo, l'azzardo a Carpi continua a macinare cifre da capogiro. E le slot, con o senza ordinanza, continuano ad aspettare i loro clienti.

Visualizza le fonti dell'articolo


Ti è piaciuto questo articolo? Ricevi ogni giorno le notizie di Carpi alle 17:30, direttamente nella tua email.

Gratis. Disiscrizione con un click.

🏛️

Assistente Ombra

Online