Carpi si trova al centro di un fenomeno che sta ridisegnando il territorio emiliano. il sindaco Riccardo Righi, non usa mezzi termini quando parla dell'invasione degli impianti agrivoltaici: "Stiamo facendo tutto il possibile, ma ci servono strumenti più efficaci per governare questo tsunami verde".
Il dilemma della transizione energetica
Il Comune carpigiano si trova stretto tra due fuochi: da una parte la necessità di sostenere la transizione energetica, dall'altra la volontà di tutelare il paesaggio agricolo che da secoli caratterizza questa fetta di pianura padana. Una sfida che l'amministrazione locale sta affrontando con pragmatismo, cercando di trasformare quello che potrebbe essere un problema in un'opportunità per la comunità. La macchina burocratica comunale lavora a ritmo serrato per gestire le richieste di autorizzazione che arrivano come chicchi di grandine dopo un temporale estivo. Ogni progetto viene passato al setaccio, ogni dettaglio tecnico viene vagliato con la precisione di un orologiaio svizzero.
Le armi spuntate del Comune
Righi non fa mistero delle difficoltà: il quadro normativo nazionale spesso relega i Comuni a un ruolo di comprimari, costretti a subire decisioni prese altrove. Tanto che il sindaco è arrivato a un confronto diretto con il ministro competente appena due giorni fa, il 15 aprile, per chiedere maggiori poteri decisionali agli enti locali. "Non possiamo permettere che la transizione energetica venga calata dall'alto come una sentenza", ha dichiarato il primo cittadino. "Siamo favorevoli al cambiamento, ma deve essere equilibrato e rispettoso del valore del paesaggio e dell'agricoltura che sono il DNA di questo territorio".
Le contromosse dell'amministrazione
Quando non può dire no, il Comune di Carpi almeno prova a dire "sì, ma". È la strategia delle compensazioni: se l'impianto deve sorgere, allora che almeno porti qualche beneficio concreto ai cittadini. E i risultati si vedono: grazie a queste risorse sono stati finanziati interventi di efficientamento energetico nelle scuole Coccinella e Gasparotto a Fossoli. La Giunta ha deliberato di recente di destinare parte di questi fondi anche alla manutenzione della Casa residenza anziani Il Quadrifoglio e all'ampliamento dell'Oasi naturalistica La Francesa. Insomma, se proprio bisogna convivere con questi giganti di silicio e acciaio, almeno che servano a migliorare la qualità della vita in città.
Il lavoro dietro le quinte
L'assessora all'Ambiente Serena Pedrazzoli racconta di uffici che lavorano senza sosta per gestire procedimenti complessi come rompicapi tridimensionali. "I nostri tecnici si impegnano con grande professionalità per ottenere il massimo in termini di mitigazioni e compensazioni", spiega. "Vogliamo che ogni processo generi benefici concreti per la collettività". Il risultato è un approccio che trasforma la necessità in virtù: se non si può fermare il fenomeno agrivoltaico, almeno lo si può indirizzare verso soluzioni che rispettino il territorio e premiino i cittadini. Una lezione di pragmatismo che potrebbe fare scuola anche altrove, in questa Italia che cerca di conciliare sviluppo sostenibile e tutela del paesaggio. È la storia di una comunità che non si rassegna a subire il cambiamento, ma prova a governarlo con gli strumenti che ha a disposizione. Anche quando sono pochi, anche quando sembrano inadeguati di fronte alla portata del fenomeno. Perché, come insegna la tradizione emiliana, non basta lamentarsi: bisogna rimboccarsi le maniche e cercare soluzioni concrete per i problemi concreti.