Sette italiani nei primi dieci posti della classifica mondiale dei gelatieri. Non è propaganda, è la fotografia nitida e inconfutabile di un primato che l'Italia continua a difendere con una coerenza quasi irritante per i concorrenti stranieri. La nuova edizione del Gelato Festival World Ranking, presentata il 27 maggio 2026 a Roma nella sede dell'Associazione Stampa Estera in Italia, non lascia spazio a interpretazioni: il gelato artigianale è una faccenda italiana, e lo è ancora di più di quanto si immaginasse.
La classifica: chi sono i migliori del mondo
In cima alla graduatoria siede Carlo Guerriero, veneto di nascita e spagnolo d'adozione, titolare de La Cremeria Gelato Italiano a Cadice. Secondo classificato il polacco Tomasz Szypuła, con la sua attività a Baborów. Sul gradino più basso del podio si piazza Elisabeth Stolz, con gelateria a Varna, in provincia di Bolzano, anche lei italiana di passaporto se non di toponimo.
Seguono altri cinque connazionali: Giovanna Bonazzi di Parona nel Pavese, Massimiliano Scotti di Vigevano, Maurizio Melani che lavora a Valencia in Spagna, Fabio Forghieri della Gelateria dei Principi di Correggio nel Reggiano, e Leonardo La Porta di Torino.
Il carpigiano che vale il mondo
Tra questi nomi, per i lettori dell'Ombra del Portico ce n'è uno che merita un approfondimento. Fabio Forghieri è gelatiere carpigiano: ha le radici in questa città, e la sua Gelateria dei Principi in Corso Cavour a Correggio è diventata, nel tempo, una delle botteghe artigianali di riferimento dell'intera area emiliana. La presenza in una top ten che abbraccia l'intero pianeta non è un incidente: è il risultato di anni di ricerca, selezione degli ingredienti e di una concezione del gelato come arte applicata, non come produzione industriale.
In un'epoca in cui i titoli mondiali tendono a gonfiare curricula discutibili, quello di Forghieri è il tipo di riconoscimento che non si acquista con il marketing.
Carpigiani: l'Emilia al cuore della rivoluzione mondiale del gelato
Non è un dettaglio secondario che a fare da cornice alla presentazione della classifica ci fosse la voce di Federico Tassi, direttore generale di Carpigiani. L'azienda, con sede ad Anzola dell'Emilia in provincia di Bologna, controlla circa il 35% della quota di mercato globale delle macchine per gelato artigianale: in pratica, uno su tre gelatieri nel mondo lavora con macchinari emiliani. Fondata nel 1946 da Poerio Carpigiani sul progetto dell'Autogelatiera del fratello Bruto, scomparso prematuramente nel 1945, l'azienda ha compiuto nel 2026 il suo ottantesimo anno di attività. Un compleanno che si celebra al meglio.
«Il Gelato Festival World Ranking ha il merito di rendere visibile ciò che ogni giorno accade nei laboratori: talento, ricerca e capacità di impresa», ha dichiarato Tassi. Parole sobrie che descrivono con precisione chirurgica una filiera produttiva in cui la regione Emilia-Romagna gioca un ruolo che va ben oltre la sua dimensione geografica.
Cinque anni di competizioni, una classifica definitiva
Il Ranking 2026 chiude un ciclo. Adriana Tancredi, project manager di Gelato Festival World Masters, ha spiegato che questa edizione «nasce al termine dell'ultimo campionato di Gelato Festival World Masters, un percorso internazionale sviluppato nell'arco di cinque anni». Il risultato è «una fotografia reale dell'evoluzione del gelato artigianale nel mondo».
A margine della presentazione è stato annunciato anche il nuovo ingresso nella Hall of Fame del ranking dell'ungherese Ádám Fazekas di Budapest, campione mondiale nel 2021. Un riconoscimento che istituzionalizza ulteriormente il valore del percorso competitivo.
Un'industria in salute, numeri alla mano
I dati di mercato confermano la narrativa. Una ricerca condotta da Carpigiani insieme all'istituto Sylla su oltre 900 persone in 81 Paesi rileva che il gelato artigianale ottiene un punteggio medio di gradimento di 9,32 su 10, contro il 4,36 del prodotto industriale. Una su due persone intervistate dichiara di consumarlo più volte a settimana. Il mercato globale del gelato artigianale non conosce crisi, e l'Italia ne è il motore culturale oltre che produttivo.
Sette gelatieri nella top ten del mondo non sono un risultato casuale. Sono la conseguenza di una tradizione che si rifiuta di invecchiare male, e di una rete di professionisti, tecnici e artigiani che continua a fare cose straordinarie con latte, zucchero e ingredienti freschi. Correggio, in questo contesto, è qualcosa di più di un punto sulla mappa del Reggiano.