C'è qualcosa di profondamente stonato in quello che sta succedendo a Modena, e che riguarda da vicino anche i cittadini di Carpi. Venerdì 29 maggio, dalle 9.30 alle 12, davanti alla sede della Cooperativa Domus Assistenza in via Emilia Ovest 101 a Modena, le educatrici e gli educatori del servizio di inclusione scolastica incroceranno le braccia. Sono le persone che ogni mattina entrano nelle aule con i bambini più fragili, quelli con disabilità o bisogni educativi speciali, e che senza il loro lavoro non potrebbero stare a scuola. La società chiede loro il massimo. In cambio, offre il minimo.
Una vertenza che arriva da lontano
Lo sciopero non è caduto dal cielo. È il punto di arrivo di una trattativa andata male: il 28 aprile si è tentata una conciliazione presso la Prefettura di Modena, che non ha prodotto nulla. Da lì la decisione, concordata tra Fp Cgil e Uil Fp Modena e Reggio, di passare all'azione diretta. A guidare la protesta, tra gli altri, Simona Ugolotti della Fp Cgil e Nicola Maria Russo della Uil Fp.
Le loro parole sono misurate ma nette: «Si richiede il massimo dell'impegno e della competenza agli educatori, ma non viene loro garantito nemmeno il minimo per vivere dignitosamente. Si tratta di ottenere il riconoscimento dei propri diritti fondamentali.» Non è retorica sindacale. È la descrizione di una condizione lavorativa che, a guardarla bene, fa venire i brividi.
Il menù dell'ingiustizia: pasto negato, estate senza stipendio, ferie impossibili
Tra le accuse mosse alla cooperativa, ce n'è una che colpisce per la sua brutalità quotidiana: la Domus considera il diritto al pasto degli educatori un costo comprimibile. Persone che lavorano fianco a fianco con bambini disabili per ore, e che non hanno diritto a mangiare. Un dettaglio che dice molto su come viene considerato questo lavoro.
Ma il problema è strutturale, e va oltre la singola cooperativa. Gli educatori sono assunti con contratti part-time involontari, che non scelgono ma subiscono. Durante i mesi estivi, quando le scuole chiudono, la retribuzione viene sospesa: zero stipendio, zero contributi previdenziali, zero tutele. Come ricorda la mobilitazione nazionale promossa da USB il 13 maggio scorso, ogni quattro anni di questo regime si perde l'equivalente di un intero anno di contributi pensionistici. Una voragine silenziosa nel futuro di questi lavoratori. E, ciliegina sulla torta, non possono nemmeno usare le ferie durante l'anno scolastico, perché il calendario non lo consente.
Il sistema degli appalti: chi paga il prezzo più basso vince, chi lavora ci rimette
La protesta non si ferma alla cooperativa. I sindacati puntano il dito anche contro i Comuni che appaltano questi servizi e contro le scuole che li accolgono: entrambi, sostengono Ugolotti e Russo, hanno una responsabilità condivisa in quello che accade. È un meccanismo perverso e ben noto: le amministrazioni pubbliche mettono a gara i servizi educativi, spesso aggiudicandoli al ribasso. La cooperativa che offre il prezzo più basso vince l'appalto. Per stare sotto quel prezzo, deve tagliare da qualche parte. E taglia sulle persone.
Non è un caso che i sindacati abbiano organizzato assemblee congiunte tra lavoratori statali e lavoratori delle cooperative, categorie che spesso si ritrovano in competizione proprio perché il sistema degli appalti le mette una contro l'altra. Unire le due componenti è una scelta politica chiara: il nemico non è il collega, è il meccanismo.
Un problema nazionale che arriva sotto casa nostra
Vale la pena ricordarlo: la Cooperativa Domus Assistenza opera su un territorio vasto che include anche Carpi e i Comuni limitrofi. Quando parliamo di inclusione scolastica, parliamo di bambini che vivono nelle nostre strade, nelle nostre piazze, nelle nostre scuole. Gli educatori che li seguono spesso abitano da queste parti. La loro condizione non è un fatto di cronaca lontana.
Il Governo nazionale, come documentato dalle organizzazioni sindacali, ha nei mesi scorsi accantonato il disegno di legge per l'internalizzazione del personale educativo nelle strutture pubbliche, che avrebbe potuto stabilizzare migliaia di lavoratori. La questione è stata lasciata alla discrezionalità di Comuni e Regioni, senza una soluzione strutturata. Nel frattempo, chi entra ogni mattina in classe con un bambino disabile non sa se d'estate riuscirà a pagare l'affitto.
Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano i sindaci del territorio, che di questi appalti sono i committenti. La dignità di chi lavora per i loro cittadini più fragili passa anche dalle loro scelte. E dal coraggio di non guardare dall'altra parte quando arriva il momento di firmare un contratto al ribasso.