Venerdì 22 maggio. Domenica 24 maggio. Due ciclisti morti sulle strade di Carpi nel giro di tre giorni. Non è sfortuna, non è fatalità: è un'emergenza. E chi pedala, ogni mattina, lo sa da tempo.
La sezione carpigiana della FIAB, la Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, ha deciso che stavolta non basta un comunicato. Giovedì 28 maggio, in Piazza Martiri davanti al Municipio, è convocato un sit-in di protesta e sensibilizzazione: un presidio silenzioso ma chiaro, per chiedere alle istituzioni risposte concrete e per non lasciare che il ricordo di chi è morto si dissolva nel consueto ciclo di condoglianze e promesse.
I numeri che fanno paura
Non occorre aspettare i necrologi per capire che qualcosa non va. I dati della Polizia Locale relativi al 2025 sono già una sentenza: gli scontri che coinvolgono biciclette sono aumentati del 32% sul territorio carpigiano, e i sinistri mortali sono raddoppiati. Dati che non sorprendono chi conosce le strade di questa città, dove la bici è mezzo di trasporto quotidiano per migliaia di persone, ma dove le infrastrutture sembrano non essersi accorte del fatto.
Il confronto nazionale aggiunge contesto, ma non conforto. Secondo i dati ISTAT e ACI sull'anno 2024, in Italia sono morti 185 ciclisti sulle strade, con la provincia di Modena tra quelle che registrano il maggior numero di incidenti in Emilia-Romagna. La regione, nel 2024, ha contato 273 vittime della strada in totale, con 16.758 incidenti. Un contesto in cui Carpi, con i suoi dati locali in controtendenza rispetto al lieve calo nazionale tra i ciclisti, appare un caso che merita attenzione immediata.
Non solo candele e striscioni
La FIAB lo dice senza giri di parole: le sole campagne di sensibilizzazione non bastano più. Chiedere ai ciclisti di indossare il giubbotto catarifrangente non è una politica della mobilità. Fare poster con biciclette colorate non salva vite. Serve altro.
Le proposte sul tavolo sono precise e concrete: aumento dei controlli sui limiti di velocità, interventi strutturali nei punti a traffico intenso, campagne di informazione più incisive e, soprattutto, l'istituzione di zone con limite a 30 km/h, in particolare nelle aree rurali dove la velocità si fa più pericolosa e i margini di sicurezza spariscono.
Su quest'ultimo punto, del resto, i dati dicono già qualcosa di utile. Bologna, con il suo progetto "Città 30", ha registrato nel biennio 2024-2025 un calo del 38% dei morti rispetto al periodo pre-riforma, con incidenti in calo del 13% e feriti in diminuzione. Non è magia: è asfalto, segnaletica e volontà politica. Tutto ciò che, a Carpi, sembra ancora mancare.
Una città che pedala, uno Stato che guarda
Carpi è una città di biciclette. Lo è per tradizione, per conformazione geografica, per abitudine. Andare in bici non è qui uno sport o una moda ecologista: è semplicemente come ci si sposta, come si va a fare la spesa, come i bambini vanno a scuola. E proprio per questo ogni morte in sella pesa doppio, perché colpisce qualcosa di profondamente familiare.
La FIAB chiede un forte intervento politico e strutturale. La parola "politico" qui non è retorica: significa che qualcuno deve decidere, firmare, stanziare fondi, cambiare la segnaletica, mettere dossi, ridisegnare incroci. Significa che non si può continuare a scaricare sulla prudenza individuale del ciclista il peso di strade che non lo proteggono.
Il sit-in di giovedì 28 maggio sarà, nelle intenzioni degli organizzatori, un primo segnale visibile. Una presenza in piazza che dice: ci siamo, contiamo, e vi chiediamo conto. Ai carpigiani che pedalano ogni giorno, non sembra poi una richiesta esagerata.