C'è una Carpi che corre dietro al pallone senza far rumore, eppure i risultati arrivano eccome. Il Settore Giovanile biancorosso ha appena incassato dalla FIGC il riconoscimento di Club Giovanile di 3° Livello, una patente di qualità che non si regala a nessuno e che certifica il lavoro silenzioso, quotidiano, spesso ingrato, di chi forma i ragazzi prima che diventino calciatori.
Il titolo arriva nell'ambito del Sistema di Qualità dei Club Giovanili, promosso dal Settore Giovanile e Scolastico della Federazione. Un percorso a gradini, con quattro livelli di merito, che premia le società capaci di mettere in fila non solo risultati sul campo, ma organizzazione, competenza e attenzione alla crescita umana dei giovani atleti. Per salire al terzo scalino servono requisiti precisi: partecipazione all'attività federale nelle diverse categorie, tecnici qualificati, tesseramenti in regola, adesione al programma FIGC per la tutela dei minori e la realizzazione di progetti qualificanti.
Un punto di partenza, non un traguardo
La soddisfazione, misurata con il bilancino di chi sa quanto costa sudare ogni singolo dettaglio, la mette nero su bianco Gianni Pellacani, responsabile del Settore Giovanile biancorosso: «Questo riconoscimento rappresenta una grande soddisfazione e premia il lavoro quotidiano svolto da tutte le persone che fanno parte del nostro Settore Giovanile. Dietro c'è un percorso costruito nel tempo, attraverso competenza, programmazione e grande attenzione alla crescita dei nostri ragazzi».
Pellacani, da uomo di campo qual è, non si monta la testa: «Il 3° Livello non deve essere considerato un punto di arrivo, ma un'ulteriore tappa nel percorso che vogliamo continuare a sviluppare e migliorare». Parole da dirigente vero, di quelli che sanno che un vivaio si giudica dai frutti che darà tra cinque o dieci anni, non dal riconoscimento appeso in bacheca.
La crescita tecnica, sportiva e umana al centro
Il comunicato della società mette l'accento su ciò che conta davvero: garantire ai ragazzi un percorso formativo sempre più qualificato, con al centro la loro crescita tecnica, sportiva e umana. Non è retorica da circolare federale, è la sostanza di un progetto che a Carpi si sta costruendo mattone su mattone. E il ringraziamento di Pellacani va a società, tecnici, dirigenti, collaboratori e volontari, l'esercito silenzioso che ogni settimana trasforma il Cabassi e i campetti della provincia in una piccola fucina di talenti e di persone.
Per una piazza come Carpi, abituata alle vette della Serie B ma anche alle salite ripide delle ripartenze, investire sul vivaio non è un vezzo: è la condizione per restare vivi. E questo 3° Livello, più che una medaglia, è la conferma che la strada è quella giusta.