C'è qualcosa di profondamente onesto, quasi commovente, in un banco di scuola riempito di libri usati. Non è solo carta e inchiostro: è un passaggio di testimone tra chi un esame l'ha già dato e chi si prepara ad affrontarlo. Al Liceo Scientifico Manfredo Fanti di Carpi, undici luglio, ore nove del mattino, questo rito gentile si rinnova.
Il cortile diventa mercato (ma senza scontrini)
Sono i rappresentanti degli studenti in Consiglio di Istituto a metterci la faccia, e anche i muscoli, visto che tocca a loro coordinare l'allestimento. I banchi si recuperano dall'interno della scuola, si sistemano nel cortile, e chi ha libri da vendere o regalare può presentarsi già dalle 8:30 per preparare la postazione. Dalle 9:00 alle 12:00 si scambia, si vende, ci si conosce. L'invito è aperto a tutti: studenti attuali, ex, e soprattutto ai futuri iscritti, quelli che a settembre varcheranno per la prima volta il portone di via Peruzzi.
Niente burocrazia, niente commissioni, niente piattaforme digitali con algoritmi che decidono il prezzo. Qui il valore lo stabiliscono due ragazzi che si guardano negli occhi. Per informazioni, basta un messaggio su Instagram a @rappresenfanti: i rappresentanti rispondono, come si faceva una volta, col passaparola, ma con la tecnologia di oggi.
Il caro-libri non è una favola
Parliamoci chiaro: dietro questa iniziativa c'è anche una necessità che ha il sapore amaro dei bilanci familiari. Secondo il Codacons, per l'anno scolastico 2025/2026 una famiglia italiana può arrivare a spendere fino a 1.300 euro a studente tra libri, zaini, astucci e materiale di cancelleria. L'Istat ha certificato rincari del 3,8% sui testi scolastici rispetto all'anno precedente, e l'Unione Nazionale Consumatori parla di un +2,8% che, sulle superiori, lievita ben oltre il tasso d'inflazione programmato.
I numeri sono numeri, ma la realtà è questa: per molti genitori carpigiani, comprare l'intera dotazione libraria di un liceo scientifico significa rinunciare a qualcos'altro. E allora che due ore in un cortile, con un po' di organizzazione e tanta buona volontà, possano alleggerire quel peso, è una notizia che vale la pena raccontare.
Una scuola che viene da lontano
Il Liceo Fanti non è una scuola qualsiasi. Nacque nel 1939, in piena epoca fascista, quando il podestà Dario Franciosi scrisse che l'istituto avrebbe giovato «allo sviluppo culturale, politico ed economico di questa popolazione». Ventinove studenti, due classi, un ex convento di suore come sede. Lo intitolarono a Manfredo Fanti, il generale carpigiano che combatté per l'Unità d'Italia. Da allora, tra guerre, riprese e generazioni che si sono alternate sui banchi, il Fanti è rimasto un pezzo d'identità cittadina.
Oggi quell'identità la tengono viva anche questi ragazzi che, mentre fuori impazza il dibattito su intelligenza artificiale e didattica digitale, recuperano i banchi dal magazzino e organizzano un mercatino. Che poi è una forma di intelligenza anche questa: pratica, collettiva, profondamente umana.
Il giudizio
C'è un'Italia che si lamenta e un'Italia che si arrangia, si diceva una volta. Qui non si tratta di arrangiarsi, ma di fare comunità. Mentre i prezzi salgono e le istituzioni faticano a proporre soluzioni strutturali al caro-scuola, gli studenti del Fanti dimostrano che la risposta può nascere anche da un cortile, da un banco, da un libro che passa di mano. Non sarà la soluzione definitiva, ma è già qualcosa. Ed è molto più di quanto fanno certi adulti con incarichi ben più importanti. Ai rappresentanti d'istituto, va riconosciuto, è bastato un profilo Instagram e la voglia di darsi da fare. Tutto il resto, come direbbe qualcuno, è solo retorica.