Non aveva ancora diciotto anni, e la scuola per lui era un posto dove andare a testa bassa e farsi apprezzare senza mai alzare la voce. Nicolas Caliendo, studente della quarta Marketing all'Istituto Meucci di Carpi, se n'è andato martedì 22 luglio all'ospedale Maggiore di Bologna, dopo undici giorni di agonia in Terapia intensiva. Undici giorni in cui un'intera comunità, due comunità, anzi: Carpi e Rolo, hanno trattenuto il fiato.
L'incidente era avvenuto nella notte tra il 9 e il 10 luglio sulla Statale Romana Nord, nel tratto tra Fossoli e Novi di Modena. Nicolas, in sella alla sua Yamaha 125, era finito fuori strada. A trovarlo, intorno alle nove del mattino, era stato proprio suo padre, uscito a cercarlo con l'angoscia che solo un genitore può immaginare. Poi l'elisoccorso, la corsa a Bologna, la prognosi riservata. E infine il silenzio.
Residente a Rolo, nel Reggiano, Nicolas era uno di quei ragazzi che gli insegnanti ricordano a chilometri di distanza. Non per i riflettori, ma per la sua presenza discreta e solida. «Un ragazzo d'oro, serio, riservato, responsabile», lo descrive la dirigente scolastica Viviana Valentini, che guida il Meucci dal 2022. «Sempre attento a scegliere le parole più opportune e rispettose con gli altri, benvoluto da tutti, intelligente».
Poi ci sono i ricordi che fanno male e fanno bene insieme. La professoressa di Economia politica racconta dell'aiuto che Nicolas offriva sempre ai compagni, senza che nessuno glielo chiedesse. Quella di Matematica ripensa allo stage linguistico a Dublino, dove Nicolas si era distinto per comportamento e profitto. E la dirigente Valentini non nasconde un rimpianto che suona come una lezione per tutti: «Quando gli studenti sono così in gamba non finiscono quasi mai in presidenza. Con rammarico non ho avuto la possibilità di dirti di persona: 'Bravo, sono fiera di te. Che onore averti qui'. Ti sto conoscendo ora, attraverso le parole dei tuoi professori».
Un albero nel cortile, perché le radici restino
È in questo groviglio di dolore e gratitudine che la preside ha preso un impegno semplice e solenne, di quelli capaci di trasformare il lutto in memoria viva: «Pianteremo un albero in tuo ricordo, Nicolas, qui a scuola, e ce ne prenderemo cura, così ti avremo sempre con noi». Un gesto che restituisce alla terra il peso di un'assenza, e ai compagni che verranno un'ombra sotto cui studiare, ripararsi, crescere.
La Romana Nord, quella stessa strada che nel pomeriggio del 9 luglio, poche ore prima dell'incidente di Nicolas, aveva già visto un altro schianto fatale, è diventata in questo mese un nastro nero che interroga tutti. Due tragedie in meno di ventiquattr'ore, due comunità colpite, e una domanda che resta sospesa nell'afa estiva della Bassa: quante altre volte dovremo piangere un figlio ai bordi di una provinciale?
Intanto il Meucci, con il garbo che si deve ai lutti veri, ha affidato a una frase della professoressa di Economia il pensiero più difficile da pronunciare: «E il suo sguardo lo sento come se fosse qui». Nicolas lascia i genitori Luigi e Debora e i fratelli. Lascia una scuola che non lo dimenticherà. E lascia, a chi lo ha incrociato anche solo per un tratto di corridoio, la misura rara di un ragazzo che a diciassette anni aveva già capito la cosa più importante: che le parole giuste, quelle che fanno stare bene gli altri, valgono più di qualsiasi applauso.