Quando la pioggia non chiede permesso: Palazzo Pio ferito dal nubifragio, 40mila euro per curarlo


Quando la pioggia non chiede permesso: Palazzo Pio ferito dal nubifragio, 40mila euro per curarlo

Non serve una ruspa per fare un danno, bastano cento chilometri all'ora di vento e una pioggia che non smette di cadere. L'hanno imparato anche i muri di Palazzo Pio, che da quasi mille anni guardano i carpigiani passare sotto le sue finestre e che il 15 luglio scorso hanno dovuto incassare un colpo che non si sentiva da tempo. Dopo quel nubifragio che ha messo in ginocchio strade e parchi di mezza provincia, il Comune ha deciso di stanziare 40mila euro per rimettere in sesto il castello, con l'obiettivo dichiarato di non dover rincorrere emergenze più gravi domani.

Cosa è successo quella sera

Le raffiche arrivate con il temporale hanno letteralmente strappato via un tratto delle grondaie della copertura dell'Archivio storico. Le lamiere sono rimaste appese, penzolanti su piazzale Re Astolfo, con il rischio concreto che un altro colpo di vento le scagliasse contro la copertura in coppi, trasformando tegole centenarie in proiettili. Non è andata meglio all'interno. Negli appartamenti storici e negli uffici del Museo, l'acqua ha trovato strada attraverso gli infissi, formando pozzanghere sui pavimenti proprio a pochi passi dalle pareti affrescate.

Quel tesoro fragile

Palazzo Pio non è solo un edificio, è il cuore identitario di Carpi. Basti ricordare che sulle sue pareti riposano gli affreschi di Giovanni del Sega, pitture del 1506 che raccontano il Rinascimento padano meglio di qualunque lezione scolastica. E poi c'è l'Archivio storico comunale, la memoria scritta di una comunità intera. Quando l'umidità si infila dove non dovrebbe, non è solo una questione di intonaco: è una corsa contro il tempo per mettere in salvo documenti e colori che non hanno prezzo.

Il conto e i lavori

I 40mila euro stanziati dall'amministrazione, Iva inclusa, serviranno a due voci di spesa ben precise: opere da lattoniere per sistemare la grondaia divelta e mettere in sicurezza tutta la linea di raccolta delle acque, e lavori da falegname per consolidare gli infissi degli appartamenti e degli uffici. Un restauro funzionale, non un restyling. Ma è proprio la scelta di intervenire subito, senza aspettare il prossimo temporale, a fare la differenza. L'obiettivo dichiarato è rendere queste finestre capaci di reggere eventi atmosferici che, con il clima impazzito degli ultimi anni, rischiano di diventare meno eccezionali di quanto vorremmo credere.

Una lezione da ricordare

Il giorno del nubifragio, Carpi non era sola a fare i conti con i danni. Raffiche fino a 100 chilometri all'ora si sono abbattute su Modena e su tutta la provincia: alberi sradicati, strade allagate, cavi elettrici tranciati. A Carpi stessa, probabilmente a causa di un fulmine, si era sviluppato un incendio che ha richiesto l'intervento dei Vigili del Fuoco. In un quadro così concitato, la sorte di un palazzo storico poteva passare in secondo piano. Ma per fortuna, non è stato così. Quei 40mila euro non sono una cifra qualsiasi: sono un messaggio. Perché investire nella prevenzione, quando si parla di cultura e di memoria, è il modo più concreto per dire che certi pezzi di storia non possono essere lasciati in balia del tempo, e nemmeno del meteo.

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