Per decenni i carpigiani in viaggio verso Modena o Soliera hanno conosciuto bene quel tratto di strada: un ponte Bailey dal sapore provvisorio, un senso unico alternato governato da un semaforo, e una certa apprensione ogni volta che il Secchia decideva di gonfiarsi. Da ieri, giovedì 9 luglio, tutto questo appartiene alla memoria, perché il nuovo Ponte dell’Uccellino è stato ufficialmente inaugurato con una cerimonia che ha richiamato autorità e cittadini su entrambe le sponde del fiume.
Un'opera da 6 milioni e 950 mila euro, frutto di una collaborazione tra Regione Emilia-Romagna, Comune di Modena, Provincia e Comune di Soliera, che entra a pieno titolo nella vita di chi ogni giorno percorre la Provinciale 413 Nazionale per Carpi. Perché il nuovo ponte non è soltanto un collegamento tra le due province: è il tassello che mancava per rendere più fluida e sicura la mobilità di un'intera area vasta, Carpi compresa.
Un nome che viene da lontano
Prima di essere un'infrastruttura moderna, il Passo dell'Uccellino era un guado, e per attraversarlo bisognava affidarsi ai traghettatori. Fu uno di loro, Guido Cavalcanti, a dare involontariamente il nome al ponte. La sua corporatura minuta gli era valsa il soprannome di “uslèin”, uccellino in dialetto modenese. Un nomignolo affettuoso che la memoria popolare ha incollato a questo tratto di Secchia con la stessa tenacia con cui l'acqua scava gli argini.
Ma la storia del ponte è intrecciata anche alla Resistenza. Sulla sponda modenese, ieri mattina, è stata scoperta una targa dedicata a Adelmo Dalmari, il partigiano della Brigata “Walter Tabacchi” conosciuto come “Passatore”. Proprio qui Dalmari faceva il traghettatore, e proprio qui, il 12 ottobre 1944, venne ucciso inerme dai militi fascisti. Alla cerimonia, Vanni Bulgarelli del Comitato provinciale Anpi di Modena ha ricordato quel sacrificio con la sobrietà di chi sa che i ponti servono anche a non dimenticare.
Basta semafori, e il fiume fa meno paura
Il nuovo Ponte dell'Uccellino sorge circa 90 metri più a sud del vecchio manufatto Bailey, che per anni ha rappresentato una soluzione di fortuna ereditata dal dopoguerra. Oggi, al suo posto, c'è una struttura a campata unica con doppia corsia, affiancata da una passerella ciclopedonale larga due metri e mezzo. Niente più senso unico alternato, niente più attese al semaforo: per chi arriva dalla zona di Carpi e si dirige verso Modena, il tragitto diventa finalmente lineare.
Ma il vero salto di qualità riguarda la sicurezza idraulica. Il ponte è rialzato di un metro e mezzo rispetto alla sommità degli argini, scelta che libera completamente l'alveo del Secchia e riduce il rischio di chiusure durante le piene. Un dettaglio che, dopo gli eventi climatici estremi degli ultimi anni, nessuno si sogna più di considerare secondario. «Un ponte è molto più di un'infrastruttura», ha detto il presidente della Regione Michele de Pascale, «è un investimento sulla capacità di un territorio di rimanere connesso anche di fronte alle sfide che il cambiamento climatico ci pone».
Il taglio del nastro e lo sguardo al futuro
A tagliare il nastro, insieme a de Pascale, c'erano il sindaco di Modena Massimo Mezzetti, la sindaca di Soliera Caterina Bagni e il presidente della Provincia Fabio Braglia. Il ponte era già aperto al traffico dallo scorso novembre, ma le opere accessorie sono state ultimate solo nelle ultime settimane, consentendo finalmente la cerimonia ufficiale.
L'opera rientra negli obiettivi del Piano urbano della mobilità sostenibile del Comune di Modena e, soprattutto, rafforza il collegamento tra la Statale 12 Canaletto e la Provinciale 413. Tradotto in termini pratici: per un carpigiano che deve raggiungere Soliera o le frazioni a nord di Modena, il nuovo ponte significa meno tempo in auto e più sicurezza. Un piccolo, concreto miglioramento della qualità della vita. O, se preferite, un uslèin che ha finalmente messo le ali.