Ci sono numeri che raccontano più di mille parole, e quelli snocciolati venerdì scorso dalla Cisl Funzione Pubblica Emilia Centrale al tavolo con l'Ausl di Modena dipingono il ritratto di una sanità che si regge in piedi per miracolo, o meglio, per abnegazione dei suoi lavoratori. Oltre centomila ore di lavoro extra in un anno. Tradotto in persone: l'equivalente di oltre cinquanta dipendenti a tempo pieno che non ci sono, ma che di fatto lavorano lo stesso, spalmati sulle spalle curve di chi già un turno ce l'ha.
Il segretario Gennaro Ferrara non usa giri di parole: «Una sanità dopata, tenuta in vita dal lavoro straordinario. I dipendenti vivono come criceti nella ruota». Un'immagine scomoda, ma difficilmente contestabile alla luce dei dati.
Centomila ore che non dovrebbero esistere
Nel 2025 l'Ausl di Modena ha liquidato 70.226 ore di straordinario, il trenta per cento in più rispetto all'anno precedente, per una spesa vicina al milione e trecentomila euro. A queste si aggiungono oltre trentamila ore di prestazioni aggiuntive, svolte volontariamente fuori turno, cresciute del trentasette per cento. Il conto totale sfiora i due milioni e settecentomila euro, ma il costo vero, quello umano, non si misura in bilancio.
E non finisce qui. Tra agosto e dicembre 2025 sono state retribuite 10.650 ore di continuità assistenziale, mentre nei primi tre mesi del 2026 siamo già a 8.868 ore per oltre centosessantaduemila euro. Il ritmo, anziché rallentare, accelera.
Carpi in prima linea, anzi in trincea
Ed è qui che la notizia tocca da vicino la nostra città. Il dato più eloquente, per chi vive a Carpi, riguarda i cosiddetti rientri da casa, quei richiami improvvisi per coprire assenze o turni scoperti. In tutta la provincia, tra il 2025 e il 2026, sono stati utilizzati 12.887 gettoni per una spesa di quasi settecentomila euro. Di questi, il 34,3 per cento è stato assorbito dall'ospedale Ramazzini di Carpi. Un terzo del totale. Più di Modena città, più di Pavullo, più di Mirandola.
Significa che le corsie del Ramazzini sono quelle dove più spesso si telefona a casa di un infermiere o di un operatore socio-sanitario nel giorno di riposo per chiedere di correre in reparto. Nell'ottantacinque per cento dei casi, a essere richiamati sono proprio infermieri e Oss, gli anelli più esposti della catena assistenziale.
La storia si ripete
Non è la prima volta che il Ramazzini finisce al centro delle cronache per la carenza di personale. Già nel giugno del 2022 la Cisl Fp aveva organizzato un presidio proprio davanti al Pronto soccorso dell'ospedale carpigiano per denunciare il mancato pagamento degli straordinari e sollecitare la Regione su assunzioni e risorse. Quattro anni dopo, la musica non sembra cambiata, anche se dal tavolo di venerdì con il direttore generale Mattia Altini, arrivato alla guida dell'Ausl a febbraio 2025, e con la nuova Direzione infermieristica è emerso qualche segnale diverso.
Tre milioni e mezzo per voltare pagina
La Direzione aziendale ha riconosciuto le criticità organizzative accumulate negli anni e ha confermato un piano straordinario di assunzioni finanziato con 3,5 milioni di euro. Una richiesta che i sindacati portano avanti da tempo e che ora potrebbe tradursi in un rafforzamento concreto degli organici. A questo si aggiunge un accordo da tre milioni per il biennio 2026-2027 destinato a sviluppo professionale, mobilità interna e welfare aziendale.
«La Direzione ha riconosciuto che il personale va coinvolto, valorizzato e governato con una programmazione seria», commenta Ferrara, che però avverte: «Ora servono scadenze e atti formali. Il piano assunzionale è la prima risposta forte al fallimento della vecchia organizzazione».
Si parla anche di pagare le prestazioni aggiuntive già autorizzate e i rientri dei mesi estivi, un segnale di attenzione immediata verso chi tiene in piedi la baracca. Ma la vera partita si giocherà nelle prossime settimane, quando si capirà se ai numeri seguiranno i fatti.
Perché una cosa è certa: non si può chiedere a un ospedale di reggere con i gettoni di richiamo. Soprattutto quando quell'ospedale è il Ramazzini, e un terzo di tutti i richiami della provincia parte proprio dai suoi corridoi.