Sono stati scanditi uno a uno, dalla voce dei familiari giunti al Campo di Fossoli da tutta Italia, i nomi delle 67 vittime della strage del 12 luglio 1944. Un gesto che ogni anno si rinnova per strappare all'oblio quegli uomini che le SS naziste, sotterrandoli in una fossa comune anonima al poligono di tiro di Cibeno, avrebbero voluto cancellare per sempre.
La commemorazione dell'82° anniversario dell'eccidio, la più grave strage di civili compiuta all'interno di un campo di concentramento italiano durante la Seconda guerra mondiale, si è tenuta questa mattina, domenica 12 luglio 2026, alla presenza delle autorità civili, militari e religiose, dei cittadini e dei parenti delle vittime.
La cerimonia
Ad aprire la commemorazione, la posa di due corone da parte dei Comuni di Carpi e Lecco e l'intervento di don Carlo Bellini in rappresentanza della Diocesi. A seguire, la lettura dei nomi dei 67 assassinati, affidata a una rappresentanza dei familiari.
«I 67 uomini assassinati nella Strage erano differenti per età: 7 avevano meno di vent'anni, e, dell'intero gruppo, in 47 avevano meno di 40 anni», ha esordito Manuela Ghizzoni, presidente della Fondazione Fossoli. «Diversi lo erano anche per provenienza geografica, formazione, esperienze e ideali. Ad accomunarli, la scelta di impegnarsi per affermare la dignità umana, la libertà e il valore della responsabilità personale: una scelta ideale che costò loro la vita».
La ricerca storica: perché proprio quei 67 uomini?
La presidente Ghizzoni ha poi annunciato un importante lavoro di indagine sulle cause che portarono alla strage: «Il nostro impegno è che, per la celebrazione del prossimo anno, si espongano i frutti della ricerca attualmente in corso, che vede impegnati otto storici, coordinati dal professor Pezzino». Il nodo centrale da sciogliere resta uno: perché furono inclusi nella lista proprio quegli uomini e non altri? «Fu solo per rappresaglia, come paiono acclarare le fonti giudiziarie, o sono più solidi gli elementi di confutazione a questa tesi?», ha domandato Ghizzoni. «Sono domande che ci inquietano da oltre 80 anni e la mancata risposta ha interferito anche con la costruzione della nostra memoria collettiva».
La versione ufficiale delle SS attribuì l'esecuzione a una rappresaglia per l'uccisione di sette militari tedeschi a Genova il 25 giugno 1944, ma numerosi elementi, la distanza geografica e temporale dall'evento, la composizione stessa della lista dei condannati, hanno nel tempo alimentato ipotesi diverse.
Memoria e futuro: gli interventi
Il sindaco di Carpi, Riccardo Righi, ha richiamato l'attualità del messaggio di Fossoli: «Le tragedie della storia non iniziano mai con la violenza. Iniziano molto prima, quando si smette di riconoscere nell'altro una persona, quando il diverso diventa un nemico, quando il linguaggio dell'odio sostituisce quello del confronto». Fossoli, ha aggiunto il primo cittadino, «continua a parlarci, non per chiederci di vivere nel passato, ma per aiutarci a comprendere il presente».
Righi ha poi messo in guardia contro «la tentazione della semplificazione, dell'intolleranza, della contrapposizione permanente» che caratterizza il tempo presente: «La democrazia non vive di automatismi, non è garantita una volta per tutte, ma vive soltanto se ogni generazione sceglie di alimentarla con il rispetto della persona, con la partecipazione, con il senso del limite».
La presidente Ghizzoni ha sottolineato come, nonostante l'impegno per la memoria, il presente sia segnato da segnali inquietanti: oltre 50 conflitti in atto nel mondo, il richiamo all'uso degli arsenali nucleari, l'abbandono del multilateralismo. In risposta a questa deriva, la Fondazione Fossoli, insieme al Comitato PacificAzioni, ha organizzato un campo di formazione per giovani dai 18 ai 25 anni dedicato ai temi della pace, della nonviolenza e del disarmo: «È anche e soprattutto grazie alla forza delle ragazze e dei ragazzi che si potrà realizzare una visione alternativa alla legge del più forte».
I fatti del 12 luglio 1944
L'eccidio si consumò quando 67 internati politici del Campo di Fossoli vennero prelevati dalle SS e condotti al vicino Poligono di Tiro di Cibeno, dove furono assassinati e sepolti in una fossa comune. Le vittime, provenienti da 27 province italiane e appartenenti a diverse estrazioni sociali e politiche, rappresentavano le molteplici anime dell'antifascismo italiano. Tra loro, sette non avevano ancora compiuto vent'anni.
La cerimonia ha visto anche il contributo degli studenti dell'IIS "Meucci" di Carpi, l'anteprima del documentario "Il cammino della Memoria: le Pietre d'Inciampo dei 67 di Fossoli", e l'accompagnamento musicale del Corpo Bandistico "Città di Carpi" e del Coro "I Grammers".