Un latitante in catena di montaggio: il pakistano dell'Interpol lavorava a Campogalliano


Un latitante in catena di montaggio: il pakistano dell'Interpol lavorava a Campogalliano

A volte il passato bussa alla porta nel momento più inaspettato, magari durante un turno di lavoro in un capannone della Bassa. È successo giovedì 8 luglio a Campogalliano, a due passi da casa nostra, quando i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Modena hanno stretto le manette ai polsi di un operaio 33enne originario del Pakistan. Sembrava un lavoratore qualunque, con una residenza formale in Campania e un domicilio reale nel Reggiano. Invece era un latitante internazionale, ricercato da quasi tre anni per un fatto di sangue avvenuto dall'altra parte del mondo.

Possiamo immaginare la scena: il collega che fino a un attimo prima stava fissando uno scaffale, all'improvviso si vede circondato dagli uomini dell'Arma. Perché quell'uomo, la cui fedina penale era immacolata agli occhi del datore di lavoro, in patria doveva rispondere di tentato omicidio aggravato dall'uso di armi da fuoco. Secondo la polizia pakistana, nell'agosto del 2023 avrebbe ferito all'addome un connazionale con un colpo di pistola, per poi volatilizzarsi. Una storia di violenza che pensava di essersi lasciato alle spalle tra la via Emilia e le ceramiche, cuore pulsante del distretto industriale modenese-reggiano.

La rete dell'Interpol e la collaborazione internazionale

All'origine dell'arresto c'è una "Red Notice", una di quelle segnalazioni che l'Interpol dirama quando un Paese chiede aiuto al mondo per rintracciare un fuggitivo. Il mandato di arresto era stato emesso il 30 aprile 2024 dal Tribunale pakistano, ma la macchina investigativa ha avuto bisogno di tempo per stringere il cerchio. A gestire il caso in Italia, la 2ª Divisione Interpol del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, lo SCIP, che ha lavorato fianco a fianco con i Carabinieri del Comando Provinciale di Modena.

Gli investigatori hanno ricostruito passo passo la nuova vita dell'uomo, scoprendo che, nonostante la residenza anagrafica fosse rimasta in provincia di Caserta, un classico espediente per depistare, il 33enne si era stabilito in un comune del Reggiano e ogni giorno varcava il confine per andare a lavorare in un'azienda di Campogalliano. Un pendolare come tanti, insospettabile, che però aveva un nome scritto su una lista molto speciale.

Dalla catena di montaggio al carcere Sant'Anna

Il fermo è avvenuto all'interno del luogo di lavoro, senza clamore, con la professionalità che contraddistingue i nostri Carabinieri. Al termine delle procedure di identificazione, il 33enne è stato accompagnato alla Casa Circondariale "Sant'Anna" di Modena e messo a disposizione della Corte d'Appello di Bologna. Il tribunale ha convalidato l'arresto, disponendo per lui la misura cautelare degli arresti domiciliari in attesa degli sviluppi sulla possibile estradizione.

La lezione di una cronaca che ci tocca da vicino

Questa vicenda, consumatasi a un tiro di schioppo da Carpi, ci ricorda come il nostro territorio, con il suo tessuto produttivo fatto di piccole e medie imprese, sia un crocevia di storie molto più complesse di quanto appaia. L'integrazione passa anche dalla legalità, e il confine tra l'operaio modello e il latitante può essere sottile come un foglio di via. Per chi cerca un rifugio, la Bassa Modenese è un approdo perfetto: treni, autostrade, un'economia che assorbe manodopera senza fare troppe domande. Per fortuna qualcuno le domande giuste continua a farle, e i risultati si vedono.

La sinergia tra Interpol e Arma dei Carabinieri ha funzionato come un orologio svizzero, dimostrando che la giustizia, quando vuole, sa viaggiare più veloce della paura. E a noi cittadini resta la consapevolezza che la tranquillità della nostra provincia va difesa ogni giorno, anche dagli ospiti indesiderati che si nascondono in piena vista.

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