Un'Usl sempre più rosa: quando i numeri raccontano una storia


Un'Usl sempre più rosa: quando i numeri raccontano una storia

La sanità modenese si tinge di rosa, ma la leadership resta un nodo

Presentato ieri il terzo Bilancio di Genere dell'Azienda USL di Modena, un documento che va oltre la semplice conta e ci racconta una storia affascinante e contraddittoria della nostra sanità territoriale. Una storia fatta di 5.234 dipendenti, di cui ben il 74,22% sono donne, che ogni giorno si prendono cura della salute dei cittadini di Carpi e dell'intera provincia.

I numeri che parlano chiaro

Quando si dice che la sanità ha un volto femminile, qui lo si tocca con mano. Le colleghe infermiere, tecniche e amministrative rappresentano circa l'80% del personale nei loro settori, mentre persino tra i camici bianchi la presenza femminile raggiunge il rispettabile 66,7%. Un esercito in rosa che tiene in piedi ospedali, ambulatori e servizi territoriali. Ma ecco che arriva il "ma". Perché c'è sempre un "ma" quando si parla di parità. Salendo la scala gerarchica, i numeri cambiano musica: nelle Strutture Semplici le donne sono il 61% (in calo rispetto al 64% del 2023), mentre in quelle Complesse si fermano a un modesto 38,75%. Un miglioramento rispetto al 35% dell'anno scorso, certo, ma che evidenzia ancora quella che gli esperti chiamano "segregazione verticale" - un termine elegante per dire che le donne ci sono, eccome, ma ai vertici fanno ancora fatica ad arrivare.

Oltre i numeri: il benessere che conta

Quest'anno l'Azienda USL ha fatto un passo avanti importante, introducendo indicatori sul benessere organizzativo e mappando il fenomeno delle "uscite volontarie". Tradotto dal burocratese: hanno voluto capire perché alcuni colleghi decidono di lasciare il lavoro e come sta il personale che resta. Una mossa intelligente, perché in un settore già sotto pressione, perdere persone competenti è un lusso che non ci si può permettere. La fascia più numerosa è quella tra i 50 e 60 anni, un dato che fa riflettere: sono i professionisti più esperti, quelli che hanno visto cambiare la sanità negli ultimi decenni e che ora si trovano a gestire sfide sempre più complesse con risorse spesso limitate.

Una questione che riguarda tutti

Che la sanità sia "femminilizzata" non è una novità, ma i dati di Modena ci mostrano come questa realtà stia evolvendo. Da un lato c'è la crescita costante della presenza femminile, dall'altro persistono squilibri nei ruoli dirigenziali che meritano attenzione. Non si tratta solo di una questione di giustizia sociale - anche se quella conta - ma di efficienza organizzativa. Quando metà del talento disponibile fatica a raggiungere posizioni di responsabilità, probabilmente qualcosa nel sistema non funziona come dovrebbe. Il Bilancio di Genere dell'USL modenese, arrivato alla terza edizione, rappresenta un esempio di trasparenza che altre realtà farebbero bene a seguire. Perché solo guardando i numeri in faccia si può decidere se e come intervenire per migliorare le cose. E in una sanità che deve affrontare sfide sempre più complesse, avere tutti i talenti disponibili - a prescindere dal genere - nelle posizioni giuste non è solo auspicabile, è necessario.

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