La città di Carpi si è svegliata lunedì mattina con un vuoto nel cuore. Marino Artioli, 79 anni, anima storica del bar Gorizia, se n'è andato domenica, stroncato da un malore proprio nel suo regno di caffè, cornetti e sorrisi. Una di quelle morti che lasciano il segno, perché quando se ne va un pezzo di storia di quartiere, è come se la città perdesse un po' della sua identità.
L'ultimo servizio dietro al bancone
Marino stava facendo quello che aveva fatto per trent'anni: servire i suoi clienti con quella professionalità che tutti gli riconoscevano. Poi il malore, improvviso e fatale. Non c'è stato nemmeno il tempo di chiamare aiuto. È morto come aveva vissuto: al lavoro, circondato dai suoi affetti più cari e dai volti di sempre. La moglie Maura Salati lo ricorda con quella dignità che solo chi ha condiviso una vita sa mantenere nel dolore: "Era estremamente capace nel mestiere che svolgeva. Si trattava davvero di una bravissima persona: seria dietro al bancone ma che sapeva capire perfettamente l'umore dei suoi clienti".
Trent'anni di caffè e umanità
Il bar Gorizia non era solo un locale. Era uno di quei posti che fanno la differenza in una città come Carpi, dove le relazioni umane contano ancora qualcosa. Gli attrezzi da lavoro appesi alle pareti raccontavano la storia di Marino, che aveva girato diverse realtà lavorative in città prima di trovare la sua casa dietro quel bancone. "Con quelli che erano i nostri clienti fissi ci siamo sempre voluti bene, alla base c'era un profondo rispetto", continua Maura. Un rispetto che Artioli si era guadagnato giorno dopo giorno, con quella capacità tutta carpigiana di essere cordiali senza essere invadenti, di creare familiarità mantenendo le distanze giuste.
Il mago dei presepi
Ma se Marino era conosciuto per la sua professionalità da barista, era diventato una leggenda per i suoi presepi natalizi. Trent'anni di natività che hanno fatto del bar Gorizia una tappa obbligata delle feste carpigiane. Trenta allestimenti diversi, ognuno più elaborato del precedente, realizzati con materiali di recupero e una fantasia che non conosceva limiti. "Il presepe era diventata ormai una tradizione, si divertiva come un bambino a farlo", racconta la moglie. "Col passare degli anni ripeteva sempre più spesso che non sapeva se lo avrebbe effettivamente realizzato a causa dell'età. Verso il mese di settembre, però, iniziava già a pensare come sarebbe stato il presepe del Natale successivo". Lo scorso Natale aveva festeggiato i trent'anni di questa tradizione con il presepe più grande mai realizzato. Per il 2026 aveva già in mente qualche idea, ma il destino ha deciso diversamente.
Il testimone passa a Maura
Il bar Gorizia rimarrà chiuso fino a giovedì per lutto, poi riaprirà con Maura dietro al bancone. Una decisione coraggiosa, quella di continuare, ma che onora la memoria di Marino e la fedeltà della clientela che in questi giorni ha dimostrato tutto il suo affetto attraverso i social. "La sua attività verrà portata avanti da me", ha dichiarato Maura con determinazione. "Penso che lui in questi 30 anni mi abbia insegnato davvero tanto su come si lavora in questo settore. Mi ha insegnato a come relazionarmi coi clienti, a rispettarli e a volere lo stesso ritorno di rispetto da parte loro". E per il presepe? "Forse ci penserò io. Anche se non sarà come il suo, per me è importante mantenere la tradizione da lui creata".
L'ultimo saluto
I funerali di Marino Artioli si sono svolti oggi alle 11, partendo dalle camere ardenti del Ramazzini per l'Ara crematoria di Modena. Un percorso simbolico che porta via dalla città un pezzo della sua storia più autentica. Oltre alla moglie Maura, Marino lascia il figlio Cristian, il nipote Enrico, la nuora Silvia e i suoi fratelli e sorelle. Ma soprattutto lascia il ricordo di un uomo che ha saputo fare del lavoro una missione e della professionalità un'arte. In tempi in cui tutto cambia velocemente, persone come Marino Artioli ci ricordano che esistono ancora valori solidi: il rispetto per il cliente, l'amore per il proprio lavoro, la capacità di creare comunità intorno a un bancone da bar. Carpi è un po' più povera oggi, ma più ricca di memoria.